16 settembre 2021

Allergie alimentari: esistono cure?

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Allergie alimentari: esistono cure?

Questo non lo mangio perché mi fa male”, “sono allergica a questo alimento”, “ho una serie di intolleranze alimentari che mi rendono la vita impossibile”. Alzi la mano chi non ha sentito pronunciare solennemente questa frase almeno una volta nella propria esistenza.

Latte, lattosio, glutine, arachidi, uova, crostacei: sono solo alcuni degli alimenti, o loro componenti, che mettono in allerta chi soffre di allergie o di intolleranze alimentari

Mangiamo e il corpo si ribella. Il motivo potrebbe essere un’intolleranza alimentare o perfino un’allergia. Talvolta, questi due termini, vengono confusi tra loro e, nel quotidiano sono spesso (erroneamente) trattati come sinonimi. Per fare chiarezza a proposito di allergie e intolleranze, abbiamo intervistato il Dott. Guglielmo Scala, immunologo e allergologo, responsabile della struttura dipartimentale di allergologia del Loreto Crispi di Napoli.

 

Allergie e intolleranze alimentari: differenze

 

È complesso parlare di allergie e intolleranze alimentari distinguendo tra quelle vere e quelle false poiché ci sono tanti fattori concomitanti che rendono complessa una generalizzazione”, introduce l’argomento il Dott. Scala, che suggerisce di partire da una chiara definizione di cosa sia un’allergia e cosa un’intolleranza alimentare.

Nel primo caso, si tratta di “una reazione avversa che si sviluppa per una risposta immune specifica e riproducibile all’esposizione ad un determinato alimento”. Per poter parlare di allergia vera il meccanismo che determina i sintomi deve essere legato al sistema immunitario, quindi si tratta solitamente della produzione di anticorpi specifici. Avere un’allergia significa avere anticorpi specifici verso l’alimento responsabile dei sintomi. Sono anticorpi di classe IgE dosabili nel sangue con un esame specifico. Alcuni alimenti possono determinare delle reazioni avverse senza coinvolgimento del sistema immunitario. In questo caso si parla di intolleranza alimentare.
Al momento, le uniche due intolleranze
documentabili in maniera scientificamente valida sono la celiachia (glutine) e l’intolleranza al lattosio (zucchero del latte).

 

Quali sono le allergie alimentari prevalenti in Italia?

 

Nell’infanzia, senza dubbio l’allergia al latte e uovo. Seguono l’allergia al pesce, alle arachidi, al frumento. In ogni caso, seppur raramente, qualsiasi alimento può determinare un’allergia. Negli adulti allergici ai pollini di graminacee, composite o altri pollini, può comparire nel tempo un’allergia ad alcuni alimenti del mondo vegetale, frutta o legumi o verdure.

 

Sintomi allergie alimentari: come si manifestano?

 

Quando l'allergia alimentare è data dalla presenza di anticorpi IgE, i sintomi sono di solito di tipo immediato. L’intervallo, cioè, tra l’assunzione del cibo e la comparsa dei sintomi è misurabile in minuti, da pochi secondi a mezz’ora circa. In questo caso i sintomi sono prevalentemente orticaria diffusa, prurito, a volte angioedema (l’improvviso gonfiore di un labbro o di una palpebra), il vomito, il collasso. Il quadro estremo, per fortuna molto raro, è quello dell’anafilassi o dello shock anafilattico. Talora, più di rado, si possono avere reazioni ritardate. In questo caso i sintomi compaiono a distanza di tempo, anche diverse ore e sono più sfumati, spesso cutanei ma anche intestinali

 

Esiste poi un quadro tipico dei bambini molto piccoli in cui l’unico vero sintomo è un vomito a getto, esplosivo, che inizia bruscamente a distanza di un paio d’ore dall’assunzione e si esaurisce nell’arco di poche ore.

 

Quali sono i test validati scientificamente per diagnosticare le allergie alimentari?
I test molecolari, cosa sono, a cosa servono e quando è appropriato farli?

 

La diagnosi corretta di allergia alimentare si basa su tre cardini:

 

  1. “La clinica”: la presenza cioè di sintomi coerenti con il sospetto diagnostico, quindi la comparsa, per esempio, di orticaria o vomito subito dopo l’assunzione di un determinato alimento in maniera ripetitiva. 
  2. “Il test”: la dimostrazione della presenza delle IgE specifiche (gli anticorpi di cui al punto 2) verso l’alimento sospetto, che si può ottenere o attraverso i prick test, test cutanei a lettura immediata, le cosiddette “prove allergiche” o attraverso il dosaggio ematico delle IgE stesse. 
  3. “La verifica” che quei sintomi scompaiano alla sospensione dell’alimento e ricompaiano solo ed esclusivamente se l’alimento viene reintrodotto, per errore o nell’esecuzione di un test di conferma che si chiama TPO (Test di Provocazione Orale). In generale, si può dire che l’associazione di un quadro clinico molto suggestivo + la presenza di IgE specifiche nella maggioranza dei casi sia sufficiente a porre diagnosi. I test molecolari servono per chiarire situazioni più complesse. Sono un test di secondo livello da riservare a casi specifici e devono essere interpretati da allergologi esperti. 

 

Quali sono i test che non devono essere eseguiti perché non validati scientificamente?

 

Tutti quelli non citati. Molti ambulatori, ma anche molte farmacie, propagandano test per le intolleranze che non hanno alcuna validazione scientifica. E’ grottesco che sia consentito. Cytotest, DRIA test, test kinesiologici non valgono più di una moneta tirata per aria.

 

Quali sono i cibi più allergenici?

 

In effetti dipende dalla “ecologia alimentare”. In USA la piaga maggiore è data dall’arachide ma bisogna notare che nella loro cultura il burro di arachidi è usatissimo, anche nella prima infanzia. In Italia, gli alimenti più spesso associati ad allergie sono il latte, l’uovo, il pesce, l’arachide, il frumento.

 

Celiachia: una malattia moderna?

 

La prevalenza della celiachia sale con l’andare verso il Nord. E’ certo il ruolo di una componente genetica. In Africa è quasi sconosciuta, salvo alcune eccezioni di scuola, mentre è molto frequente in Scandinavia.

 

Quali sono i fattori di rischio?

 

La familiarità. Esiste un esame genetico (HLA) che dà un'indicazione affidabile del rischio di essere celiaco. Nel caso dei neonati vanno evitati gli svezzamenti “fai da te”. Il pediatra conosce le tempistiche giuste per l’introduzione dei vari alimenti solidi.

 

Quanto dura una reazione allergica alimentare?
Quando è necessario chiamare il medico?

 

Nei casi lievi si esaurisce nell’arco di poche ore in maniera spontanea o con l’assunzione di un antistaminico. Tuttavia, non è argomento da banalizzare. Le forme severe possono essere molto gravi e purtroppo noi non siamo in grado di poter prevedere se una forma lieve possa diventare severa. Non siamo in grado cioè di poter prevedere uno shock anafilattico se non in chi già ne ha avuto uno. Quindi in caso di allergia alimentare accertata la prudenza è tassativa.

 

Cosa fare in caso di reazione allergica?

 

Quando viene fatta una diagnosi di allergia alimentare il medico non si limita ad elencare i cibi proibiti ma deve dare una serie di altre indicazioni. Nel caso dell’infanzia, per esempio, alla sospensione del latte va associata la prescrizione di “latti” specifici. La famiglia deve essere guidata. Non ce la si può cavare dicendo a dei genitori: "non date più latte e uovo al vostro bambino". Dal giorno dopo quella famiglia è nel panico, non sa cosa fare, cosa può essere pericoloso, rimarrebbe piena di dubbi.

Inoltre, se le diete sono restrittive va anche tenuto conto delle possibili carenze nutrizionali in cui il paziente, specialmente se bambino, ma anche nell’adulto, può andare incontro. Sono necessari piani di supplementazione di vitamine, minerali ecc. Infine, il medico dovrà dare istruzioni precise, meglio se scritte, di cosa fare in caso di reazione. Nella farmacia di casa non devono mancare i farmaci di primo impiego, cioè un buon antistaminico, un cortisonico e in casi particolari l’adrenalina autoiniettabile.

 

Allergie alimentari dell’infanzia

E’ indispensabile soprattutto la conferma periodica della diagnosi 

 

Fondamentale ricordare che le allergie alimentari dell’infanzia, specialmente quelle per il latte o l’uovo (nella stragrande maggioranza dei casi) tendono ad essere superate nell’arco dei primi anni di vita. Quindi, è indispensabile una conferma periodica della diagnosi. Si rischia altrimenti di tenere a dieta senza latte o senza uovo o frumento, diete cioè estremamente punitive per il paziente e per la famiglia, bambini che erano stati allergici ma che nel frattempo sono guariti.

Il famoso Test di Provocazione (TPO – punto 5) ha quindi un doppio valore. All’inizio, come conferma diagnostica in determinati casi, ma soprattutto nel tempo va ripetuto periodicamente per valutare il raggiungimento eventuale della “tolleranza” verso l'alimento.

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