2 aprile 2021

Autismo,DAD e Strategie di Supporto

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Autismo,DAD e Strategie di Supporto

L'autismo è un disturbo del neuro-sviluppo caratterizzato dalla compromissione dell'interazione sociale e da deficit della comunicazione verbale e non verbale che provoca ristrettezza d'interessi e comportamenti ripetitivi.

Oggi, nella Giornata mondiale della Consapevolezza dell’Autismo abbiamo chiesto alla Dott.ssa Veronica Riva, Neuropsichiatra infantile, quali siano i “segnali” e i sintomi che aiutino a riconoscerlo ed in che modo la scuola e la famiglia possano supportare il bambino autistico nel percorso scolastico, soprattutto nella particolare condizione attuale che prevede lo svolgimento delle lezioni in Didattica a Distanza (DAD)


Che cos'è l'autismo? 

Secondo le Linee Guida correnti, i disturbi dello spettro autistico sono disturbi del neurosviluppo a eziologia multi-fattoriale, ovvero che dipendono da fattori sia ambientali che genetici. 

Gli aspetti caratteristici, secondo la più recente versione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), sono: 

- Deficit persistente nella comunicazione sociale e nell’interazione sociale

- Comportamenti e/o interessi e/o attività ristrette e ripetitive 

Tali sintomi esordiscono nel periodo precoce dello sviluppo, causano compromissione clinicamente significativa e non sono meglio spiegati da altre cause. 

Oggi sono disponibili strumenti diagnostici che permettono una diagnosi già a partire dai primi anni di vita; porre una diagnosi corretta è fondamentale per poter procedere con un intervento precoce e intensivo, volto a ridurre la tendenza naturale all’isolamento e le difficoltà che il bambino incontra nel conseguire adeguate abilità sociali. 

 

Quali sono i principali "segnali" che possono far presagire lo spettro autistico? 

I segni e i sintomi dello spettro autistico presentano un’elevata eterogeneità e spesso può essere difficile un suo tempestivo riconoscimento. Pertanto, come già sottolineato, data l’importanza della diagnosi precoce, i genitori dovrebbero prendere in considerazione e riferire al pediatra o al medico Neuropsichiatra Infantile, se notano che il loro figlio: 

  • non sorride quando gli si sorride o non mostra espressioni emotive positive di divertimento (scarsa reciprocità emotiva); 
  • non guarda negli occhi (contatto di sguardo incostante o assente); 
  • non risponde / non si gira quando viene chiamato per nome; 
  • non imita i movimenti e le espressioni facciali (es. non cerca di essere preso in braccio per le coccole o non manda i bacini); 
  • non indica né presenta gesti di reciprocità sociale (es. per mostrare qualcosa); 
  • non mostra interesse nel condividere il suo gioco, che è per lo più ripetitivo e poco    sviluppato (spesso in assenza di personaggi umani), non gioca a “fare finta di” (assenza del gioco simbolico).
  • non segue con gli occhi gli oggetti o i gesti dei genitori quando mettono in evidenza qualcosa (mancanza di attenzione condivisa); 
  • non saluta o non usa altri gesti per comunicare (es. ciao-ciao); 
  • non fa dei rumori o dei vocalizzi per attirare l’attenzione del genitore; 
  • non parla o dice soltanto poche parole (spesso in ripetizione a ciò che sente -ecolalia-) 
  • ha interessi rigidi / “fissi” per oggetti / attività “strane” 
  • presenta un disinteresse / rifiuto per il contatto fisico (es. carezze o abbracci); 
  • fa movimenti strani, stereotipati o ripetitivi 
  • mostra disagio di fronte ai cambiamenti 
  • mostra scarsa o troppa reattività a stimoli sensoriali (es. tattile, uditiva, visiva, gustativa…)

 

In sintesi, i primi segnali riguardano più l’assenza di comportamenti normali anziché la presenza di comportamenti anomali, talvolta infatti il bambino viene descritto come “fin troppo calmo e tranquillo” e indipendente. 

 

In ambito scolastico, che tipo di figure professionali sono necessarie per supportare lo studente autistico nel suo percorso? 

Date le difficoltà nella reciprocità socio-emotiva, nei comportamenti comunicativi non verbali e nella comprensione della relazione, il bambino autistico che inizia a frequentare la scuola dell’infanzia spesso necessita dell’affiancamento di una figura di Assistente Educativa che lo segua e sostenga in particolare nella relazione con gli altri bambini e che lo accompagni gradualmente ad ambientarsi e adattarsi alle regole sociali-scolastiche. 

Se il grado di compromissione è importante, oltre all’educatore verrà aggiunta la figura dell’Insegnante di Sostegno (soprattutto dalla scuola primaria in poi) per promuovere anche lo sviluppo cognitivo e degli apprendimenti. 

L’affiancamento di queste figure professionali di supporto è possibile grazie alla legge 104/92 che tutela i diritti delle persone che presentano una disabilità accertata, offrendo benefici che riguardano l’assistenza e l’integrazione sociale. 

Per i minori con Autismo che frequentano la scuola, fino ai 18 anni, è inoltre prevista l’indennità di frequenza. 

 

La DAD (Didattica a distanza) è un limite per i bambini con spettro autistico? 

Numerose ricerche hanno messo in luce le difficoltà insorte nell’infanzia e adolescenza durante l’emergenza per pandemia Covid-19. 

Se per tutti gli studenti la DAD sta inevitabilmente portando ricadute negative sul loro benessere psico-emotivo, le difficoltà sono certamente maggiori per gli alunni con disturbo dello spettro autistico, i quali hanno incontrato non poche fatiche nel far fronte all’improvviso e obbligato cambio di setting, dovendo rinunciare alle loro abitudini (importanti e rassicuranti) che scandivano il ritmo delle giornate scolastiche.

 

In che modo la famiglia e le figure professionali dedicate possono sostenere lo studente affetto da autismo nello svolgimento della DAD?

In DAD, diventa ancor più necessario mantenere una relazione, seppur a distanza, con l’alunno, anche attraverso la famiglia (es. colloqui telefonici o da remoto), cercando inoltre di preservare in qualche modo i contatti con i compagni (ad es. inviando dei video di saluto) a garanzia del principio di inclusione

Mi sento di ricordare come l’inclusione non sia un processo naturale ma necessiti di educazione, di essere appreso dai compagni di classe del nostro alunno; le figure professionali dedicate saranno pertanto chiamate a fare da moderatore / garante della relazione del bambino con i suoi compagni, per favorire lo sviluppo di competenze sociali che gli permettano di diventare gradualmente parte attiva all’interno del processo inclusivo. 

L’intenzione deve essere quella di non “svuotare” l’aspetto sociale della scuola a favore della sola sfera didattica, sarà importante mantenere il senso di appartenenza al gruppo-classe recuperando le “vecchie abitudini” di quando si era in presenza

Al fine di rinforzare la motivazione dell’alunno nei confronti della scuola in DAD può essere utile strutturare il calendario delle lezioni on-line o dare anticipazioni con promemoria (anche visivi) dei momenti scolastici (sia delle attività didattiche ma anche, socio-relazionali), per mantenere in qualche modo una regolarità e un ritmo settimanale. 

Con gradualità, sarà importante offrire allo studente con autismo alcune attività che ricordino e rimandino a quelle che venivano svolte in presenza

A seconda del grado di compromissione sarà necessaria o meno la presenza del genitore (possibile anche attraverso i congedi straordinari e i permessi retribuiti fruibili ai sensi della Legge 104/92). 

Per chi ha meno difficoltà sarà prezioso partire da interessi personali del bambino con autismo per agganciare la sua attenzione / motivazione e poi ampliare e condividere con il gruppo classe, al fine di promuovere abilità sociali facendo didattica.



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