31 ottobre 2013

Diabete, prevenzione dal Dentista

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Diabete, prevenzione dal Dentista

La prevenzione del Diabete passa anche dall’igiene orale. Se la cura per questa malattia, che riguarda oltre 371 milioni di persone al mondo tarda ad arrivare, la soluzione migliore resta la prevenzione. Non si parla solo di uno stile di vita sano: a salvarci dalla pandemia del diabete potrebbe essere il dentista. Oggi, il legame che sussiste tra il diabete e la parodontite è ben noto.

Sono numerosi gli studi che hanno suggerito come questa patologia del cavo orale sia collegata a un peggioramento del controllo glicemico negli individui affetti da diabete. La relazione tra malattia parodontale e diabete, poi, è ambivalente: la parodontite può influire sul diabete e chi soffre già di diabete può sviluppare la malattia parodontale. Ecco perché la figura del dentista è determinante per la prevenzione e la diagnosi di questa malattia che influisce sui livelli di glucosio ed insulina.

Dato che la parodontite in pazienti con diabete non controllato può portare a complicanze, è necessario che dentisti e igienisti dentali siano coinvolti nel trattamento dei pazienti diabetici insieme a diabetologi, nutrizionisti e medici di base. In questo contesto, gli specialisti del settore dentale non devono limitarsi alla cura delle malattie parodontali, ma devono anche informare i pazienti sull’importanza dell’alimentazione, della riduzione del peso corporeo e dell’attività fisica: tutti fattori-chiave in un buon controllo glicemico.

I dentisti e gli igienisti dentali possono arrivare persino a rivestire un ruolo specifico nell’identificare i pazienti a rischio di diabete. Secondo uno studio condotto da Robert J. Genco, Emerito Professore di Biologia Orale e Microbiologia della State University of New York di Buffalo, su 1021 pazienti in cui la salute orale è stata monitorata insieme ad un controllo dei livelli glicemici, il 40% era affetto da malattia parodontale. La cosa sorprendente che emerge dall’analisi è che nel 12% dei casi i pazienti monitorati non sapevano di avere il diabete o  di essere in uno stadio pre-diabetico. Un nuovo approccio interdisciplinare, dunque, per creare nuove opportunità di diagnosi precoce e prevenzione primaria

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