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8 giugno 2020

Donare il sangue durante la pandemia e non solo

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Donare il sangue durante la pandemia e non solo

Dott. Angelo Carella, ematologo 

Un’azione semplice, gratuita e volontaria, ma anche un dovere civico: donare il sangue è un gesto fondamentale, che consente di aiutare pazienti con gravi patologie o persone che hanno subito forti traumi o incidenti.

Attualmente i donatori di sangue attivi in Italia sono circa 2 milioni, con il Friuli-Venezia Giulia che si classifica come la Regione con il maggior numero di volontari.

 

Chi può donare?

Per diventare donatori bisogna avere un’età compresa tra i 18 e i 65 anni e un peso corporeo minimo di 50 kg. Prima di procedere con la donazione, lo stato di salute del volontario viene attentamente valutato dai medici del Centro Trasfusionale anche attraverso indagini di laboratorio.

In alcuni casi, previa attenta valutazione dello stato di salute stabilita da un medico del Centro, è possibile donare il sangue fino a 70 anni. Per garantire la sicurezza del donatore e del ricevente, tuttavia, i volontari più anziani saranno sottoposti a visite ed esami più sofisticati e approfonditi.

È possibile trovare tutte le informazioni sui requisiti fisici per diventare donatori di sangue nell’allegato IV del decreto del Ministero della Salute del 2 novembre 2015.

 

Donazione di sangue e di plasma: le differenze

Il plasma rappresenta la parte liquida del sangue, composta al 90% da acqua e al 10% da proteine. La sua attività è importantissima, perché svolge diverse azioni utili all’organismo: in particolare, può essere utilizzato per produrre farmaci salvavita fondamentali per pazienti con problemi della coagulazione, patologie autoimmuni o che hanno subito rapida perdita di liquidi (ustioni gravi).

Nel caso della donazione di sangue, il liquido prelevato finisce direttamente nella sacca; con la tecnica della plasmaferesi, invece, la componente corpuscolare del sangue prelevato viene reinfusa al paziente, mentre la parte liquida viene separata e utilizzata a seconda della patologia che si deve trattare.

 

La donazione durante la pandemia

Durante tutte le fasi dell’emergenza COVID-19, e in particolare nelle settimane di lockdown, l’attività dei Centri Trasfusionali non si è mai fermata: in base al DPCM del 22/3/20, infatti, la donazione rientra tra le motivazioni di assoluta urgenza. Al fine di evitare assembramenti e limitare i possibili nuovi contagi, sono state introdotte alcune misure precauzionali:

- i volontari dovranno prendere un appuntamento con il proprio Centro Trasfusionale per organizzare la donazione;

- sarà effettuato un veloce pre-triage telefonico, per valutare lo stato di salute del donatore;

- all’interno dei locali trasfusionali verranno utilizzati gel igienizzante, mascherina e tutto ciò che il Centro riterrà utile per prevenire infezioni.

 

Cura con plasma contro il COVID-19

Il sangue dei soggetti completamente guariti dal COVID-19 contiene una grande quantità di anticorpi in grado di neutralizzare l'attività virale. L'idea alla base della cura con plasma è stata, dunque, quella di trasferire gli anticorpi neutralizzanti dei pazienti guariti ai pazienti più gravi. I primi risultati sembrano molto interessanti.

Ad oggi sono numerosi i servizi trasfusionali in grado di produrre plasma iperimmune da destinare alla cura sperimentale, almeno nei pazienti più gravi affetti da COVID-19. Tale procedura, associata alla terapia eparinica, antivirale e non solo, può davvero rappresentare un’importante prospettiva terapeutica che, comunque, dovrà essere monitorata dalle autorità sanitarie nazionali e internazionali.

 

Angelo M. Carella, già Direttore AUC Ematologia e Trapianti di midollo, Ospedale San Martino, Genova. Consulente Ematologo clin. Montallegro (Genova), clin. La Madonnina (Milano) e clin. Villa Pia (Roma).

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