17 aprile 2015

Le convinzioni: il loro ruolo nella dipendenza da fumo

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Le convinzioni: il loro ruolo nella dipendenza da fumo

Da un'ultimo studio effettuato in tema di nicotina, apparso sui "Proceedings of the National Academy of Sciences", risulta che le convinzioni sviluppate dai fumatori abbiano un effetto sugli stessi meccanismi di azione della nicotina stessa. 
Questi risultati sembrano confermare le differenze manifestate da diverse persone in relazione alla dipendenza dal fumo, ma anche dall'alcol, dai farmaci e da altre droghe. In pratica, si è sempre cercato un modo per spiegare perché persone diverse agiscono in modo diverso alla medesima sostanza. 
L'ultima ricerca è stata condotta da un team di neuroscienziati, capitanati dal direttore dell'unità di psichiatria computazionale che opera presso il "Virginia Tech Carilion Research Institute". 

Dai risultati ottenuti, sembra che le sostanze capaci di causare la dipendenza siano in grado di attivare dei circuiti cerebrali che agiscono come "interruttori" della gratificazione. Quando si svolge un'attività molto piacevole, tale informazione viene registrata a livello cerebrale, inducendo la persona a ripeterla. Dalla fase dell'apprendimento, si passa a quella della dipendenza; si tratta di un processo biochimico che non riguarda solo gli esseri umani, ma anche gli animali. Ad intervenire su tale processo è la componente determinata dalle convinzioni personali, ossia l'aspetto preso in esame dallo studio.

Le persone coinvolte nell'esperimento sono state 24, scelte esclusivamente tra soggetti fumatori. Ai pazienti sono state distribuite delle sigarette; mentre ad alcuni sono state fornite complete di nicotina, ad altri è stata inibita tale sostanza. Una volta fumate le sigarette, i soggetti sono stati sottoposti a risonanza magnetica, chiedendo alle stesse persone di eseguire delle operazioni connesse al guadagno di denaro, oppure di assistere a delle variazioni dei prezzi di mercato. Questo ha portato ad avere dei risultati che dimostrano come le credenze personali abbiano una "potenza" pari a quella determinata dalla sostanza psicoattiva. Ad esempio, se un soggetto era convinto di aver fumato una sigaretta senza nicotina anche quando questo non era vero, portava la stessa sostanza a diminuire i suoi effetti. In pratica, la mancanza della sostanza sembra essere compensata dalla semplice credenza di averla assunta, soddisfacendo comunque le aspettative iniziali. 

Una delle autrici dello studio, la professoressa Xiaosi Gu, operante presso l'University College di Londra, ha dichiarato come i processi biofisici possano essere modificati dalle credenze, finendo per modificare il comportamento. Non si tratta semplicemente di un effetto placebo in quanto, in realtà, la nicotina non è un vero e proprio farmaco, ma solamente una sostanza psicoattiva che ha la capacità di creare dipendenza. 
A sua volta Nora Volkow, direttrice del "National Institute of Drug Abuse", ha voluto dedicare un editoriale allo studio, dopo aver già manifestato in passato il suo favore verso un trattamento delle dipendenze condotto mediante la manipolazione delle convinzioni dei pazienti nei confronti delle sostanze assunte

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