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31 agosto 2020

L’ipertensione arteriosa: come, quando e perché

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L’ipertensione arteriosa: come, quando e perché

Dott. Gianfranco Aprigliano, specialista cardiologo e angiologo Milano

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E’ una tra le malattie più diffuse nei Paesi industrializzati, colpisce infatti circa il 20% della popolazione adulta. Si tratta dell’ipertensione arteriosa, uno dei maggiori problemi clinici dei tempi moderni.

 

Ipertensione: che cos’è e cosa comporta?

L’ipertensione arteriosa è una malattia molto comune che si verifica quando i valori di pressione del sangue superano i limiti di normalità in almeno due misurazioni distinte, in condizioni di riposo (sia fisico che psichico). Questo limite è stato attualmente espresso dalla Società Europea di Cardiologia in 139/89 millimetri di mercurio (mmhg).

Quando i valori di pressione eccedono frequentemente questo limite il cuore e gli organi più sensibili come il cervello, i reni, la retina subiscono delle modificazioni che portano all’insorgenza di gravi malattie.

 

Quali sono le cause dell’ipertensione?

Solo una piccola percentuale di casi (5%) vede una vera e propria malattia che la determina (tumori del surrene, alterazioni ormonali, malattie renali, etc, etc) e generalmente si verifica in giovane età, ossia prima dei 30 anni. La stragrande maggioranza degli ipertesi è invece “malato” per il protrarsi negli anni di abitudini di vita scorrette.

 

Quali sono i possibili rischi per la salute?

L’ipertensione è soprannominata il “killer silenzioso” perché molti pazienti con valori pressori non controllati stanno bene. Non solo. Non accusano alcun sintomo, soprattutto se hanno questi valori da molto tempo, perché si sono “adattati” e la nostra centralina di controllo dei valori, situata a livello dell’ipotalamo, li considera come normali. Di conseguenza, molti non sanno o non controllano i loro valori perché non accusano alcun disturbo. In altri casi invece, quando la pressione sale in modo repentino, si può accusare un senso di sbandamento, mal di testa prevalentemente nucale e mattutino, visione offuscata.

L’esposizione a valori elevati di pressione, che si innalzano ulteriormente durante sforzi fisici, arrabbiature, stress, insonnia, aumenta moltissimo il rischio di ictus, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale, infarto, insufficienza renale, retinopatia. Tutto questo corredo di malattie costituisce la metà di tutte le possibili cause di morte in Italia.

 

Come riconoscerla?

E’ molto semplice, basta misurare, per i soggetti che non sono ipertesi, almeno un paio di volte la pressione arteriosa nel corso dell’anno e rilevare i valori. Se sono ottimali, ossia < a 120/80 mmhg possiamo continuare con i nostri controlli biannuali. Se <130/84 mmhg conviene avere un controllo più assiduo prediligendo i mesi invernali che solitamente sono quelli in cui la pressione tende a salire maggiormente. Se invece registriamo valori vicino al limite soglia (139/89 mmhg) la situazione ideale sarebbe di iniziare a compilare un diario pressorio, ossia un vero e proprio report delle pressioni personali, annotando il giorno, l’ora, pressione massima, minima, pulsazioni ed eventuali sintomi. Bisognerà provarla durante le varie fasi della giornata o se si hanno disturbi. Ottenendo un numero di 50/100 misurazioni sarebbe utile effettuare una visita con il medico di famiglia o con il cardiologo.

 

Quali fattori predispongono le persone a questa condizione?

Le cause sono comuni e conosciute da tutti. Prevalentemente sono riconducibili ad uno scorretto stile di vita che viene protratto nel tempo:

- Eccesso di sale: il sale da cucina è il maggior responsabile di valori elevati. Sarebbe consigliabile non eccedere i 4 grammi al giorno, ricordando però che i ¾ del sale che ingeriamo non proviene dalla “saliera” ma è contenuto negli alimenti preconfezionati che consumiamo. Infatti il sale è un conservante, più ci alimentiamo con prodotti già pronti, più sale assumeremo.

- Eccesso di peso: il sovrappeso anche di solo 3-4 kg aumenta il rischio di ipertensione, che diventa concreto negli obesi. Purtroppo l’Italia detiene il triste primato dell’obesità infantile in Europa. Tutti bambini che saranno futuri ipertesi.

- Fumo di sigaretta: provoca anche questo. Il fumo riduce l’elasticità delle arterie e provoca placche aterosclerotiche corresponsabili dell’ipertensione.

- Eccesso di alcool: in piccole quantità l’alcool è un vasodilatatore, quindi riduce la pressione ma se si eccede, causa ipertensione.

- Poca attività fisica: i grandi gruppi muscolari (glutei, dorso, gambe) quando stimolati, provocano una benefica vasodilatazione che riduce i valori pressori prevenendo l’ipertensione e migliorando i valori in chi ne soffre.

- Ereditarietà: purtroppo se i nostri genitori sono ipertesi, avremo una maggiore predisposizione a svilupparla. Pertanto sarà fondamentale iniziare sin da giovane ad evitare atteggiamenti che la favoriscano.

 

In quali casi occorre rivolgersi a un medico?

In generale se ci accorgiamo di avere valori vicini al limite soglia o francamente patologici conviene sempre rivolgersi al medico.

 

Trattamenti: come si cura l’ipertensione?

Il primo passo da fare è correggere le abitudini sbagliate perché se correggiamo questi fattori possiamo facilmente ridurre i nostri valori pressori di 10-15 mmhg di sistolica e 3-8 mmhg di diastolica. Quando corretti se abbiamo ancora valori non controllati, oppure partiamo dall’inizio con valori molto elevati, sarà necessario prendere una terapia.

Nessuna terapia per l’ipertensione causa dipendenza. Semplicemente sono terapie che una volta interrotte nel giro di 24-72 ore i valori pressori torneranno a salire tornando alla condizione iniziale.

Per questo motivo è fondamentale non interromperle, essere regolari nell’assunzione e controllarsi i valori.

 

Come proteggersi e prepararsi in vista di una vacanza esotica (e non solo)? Consigli per i mesi caldi

Circa il 50% dei pazienti ipertesi sperimenta una riduzione dei valori di pressione nei mesi estremamente caldi. Non è però la regola e pertanto, se la pressione non si riduce molto, non è consigliabile sospendere in autonomia la terapia. Và verificata con le misurazioni e bisogna discuterne con il proprio curante. La stanchezza che si sente d’estate, se non associata a valori di pressione sistolica inferiori a 120 mmhg difficilmente è legata alla pressione. Tutti gli integratori a base di potassio e magnesio, a meno che in casi di effettiva carenza (bisogna fare degli esami del sangue controllando gli elettroliti), sono assolutamente inutili, costosi e potenzialmente dannosi soprattutto se il paziente assume farmaci risparmiatori di potassio. E’ invece molto salutare d’estate aumentare la quota di acqua che si assume e consumare due porzioni di frutta fresca e tre di verdura fresca al giorno, ricchissime di sali minerali, vitamine e oligoelementi che non potranno mai essere sostituiti da alcun integratore. (Gli italiani sono il popolo europeo che consuma più integratori da banco, sostanze che non hanno mai dimostrato in modo scientifico di modificare alcunché se presi in modo empirico). Per capire se siamo bene idratati basta controllare il colore delle urine. Se è giallo denso siamo disidratati! Se bianca come l’acqua siamo molto idratati. Adeguiamo quindi i nostri liquidi in base alla giornata che dobbiamo affrontare e al colore delle urine, cercando di mantenere un colore giallo molto tenue.

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