29 settembre 2020

Giornata Mondiale del cuore 2020: sensibilizzazione sulla prevenzione

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Giornata Mondiale del cuore 2020: sensibilizzazione sulla prevenzione

Oggi, 29 settembre 2020, si celebra la Giornata Mondiale per il Cuore con l’obiettivo di informare e sensibilizzare i cittadini sull’importanza della prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Secondo i dati dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità), le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la principale causa di morte nel nostro paese con il 44% dei decessi riconducibili a cause ad esse connesse.

Grazie alla ricerca e ai progressi fatti dall’innovazione tecnologica, oggi più che mai, la prevenzione e l’adozione di un corretto stile di vita rappresentano l’arma più efficace per ridurre i casi di morti cardiache improvvise.

Per rendere più comprensibile il tema al lettore non competente, abbiamo intervistato il Dott. Massimiliano Mulè, Specialista in Cardiologia, consulente presso l' U. O. P. I. per le Interstiziopatie e le Malattie Rare del Polmone del Policlinico-San Marco di Catania.

 

Malattie del cuore: quali sono i sintomi da non sottovalutare?

I sintomi che più comunemente i pazienti con cardiopatia riportano al proprio cardiologo sono:

- il dolore toracico, da non sottovalutare quando insorge durante uno sforzo fisico e/o si associa a sudorazione fredda o senso di imminente svenimento;

- le palpitazioni o il batticuore, talora avvertite come senso di battito accelerato, battito mancante o “tonfo” al cuore;

- l’affanno o, in termine tecnico, la dispnea, cioè la difficoltà respiratoria eccessiva, più comune nelle forme lievi in corso di esercizio fisico, ma che nelle forme avanzate può presentarsi anche a riposo o quando sdraiati a letto (tanto che spesso i pazienti hanno bisogno di più cuscini per riposare senza affanno);

- lo svenimento, in termine medico “sincope”, caratterizzata dall’improvvisa caduta a terra con perdita di coscienza seguita dal pronto recupero dei sensi (a differenza della crisi epilettica);

- la comparsa di gonfiore alle caviglie, l’edema, con interessamento simmetrico, nelle cardiopatie, di entrambe le caviglie.

 

Come identificare una patologia cardiaca o infarto cardiaco?

Questa è la classica domanda da un milione di dollari. Esistono delle modalità “tipiche” in cui una cardiopatia può presentarsi, ma le eccezioni sono frequenti.

Nel caso dell’infarto, il paziente improvvisamente accusa dolore toracico, spesso riferito ad un senso di “costrizione” o peso nella parte centrale del petto, in corrispondenza dello sterno, frequentemente esteso alla gola e all’arto superiore. Talora questo dolore può originare dalla parte alta e centrale dell’addome, l’epigastrio, estendersi al petto ed associarsi a sudorazione fredda, nausea ed eruttazioni (tanto da essere inizialmente scambiato per un’indigestione). Non sono però rari i casi in cui il dolore talora si avverte nella regione dorsale oppure casi in cui, come nei pazienti diabetici, il dolore manchi del tutto e il paziente avverta spossatezza e affanno a riposo ad improvvisa insorgenza.

 

Può qualsiasi dolore toracico essere un attacco cardiaco?

Assolutamente no! Il più delle volte i pazienti riportano dolori francamente atipici che poco probabilmente sono dovuti a cardiopatia. In linea di massima, è poco probabile che sia dovuto a cardiopatia un dolore “puntorio”, come da puntura di spillo, che interessa diverse parti del torace ed insorge a riposo, dura pochi secondi, per poi ripresentarsi più volte nella giornata. Così come è improbabile che sia di natura cardiaca un dolore persistente, della durata di più giorni, che cambi con gli atti del respiro, con i movimenti degli arti e del tronco o con la pressione della mano. In ogni caso, visto che non esiste una regola sicura al 100% è sempre consigliabile contattare in caso di dubbio il proprio medico di famiglia o cardiologo di fiducia (e non il Dr. Google!), che potrà così valutare se è il caso di approfondire o meno il sintomo, rassicurando il paziente.

 

Quali sono i sintomi dello scompenso cardiaco?

Il sintomo cardine dello scompenso cardiaco è l’affanno, o dispnea. E’ la sgradevole sensazione di difficoltà respiratoria che, inizialmente, in un cuore scompensato si presenta per sforzi moderati, ma con il progredire della patologia compare per sforzi via via più leggeri. Nelle forme avanzate, il sintomo è presente anche a riposo e, spesso, peggiora da sdraiati. Non è raro che il paziente riferisca di dover utilizzare la sera più cuscini per evitare l’affanno. Questo sintomo è legato all’incapacità del cuore a mantenere un’adeguata attività di “pompa” così che una quantità inferiore di sangue viene distribuita agli organi e muscoli periferici, mentre parte di questo sangue invece “ristagna” a livello polmonare, rendendo problematica la respirazione. Altro segno caratteristico è l’edema periferico, cioè il gonfiore che inizialmente riguarda, in modo simmetrico, le caviglie, ma che con il progredire dello scompenso si estende sempre più in alto, talora sino al livello del ginocchio. Di solito il paziente se ne rende conto perchè ha difficoltà a calzare le scarpe o nota il segno lasciato dall’elastico del calzino (una sorta di solco che scompare dopo diversi minuti).

 

E’ vero che bere un bicchiere o due di vino a pranzo riduce l’incidenza di malattie cardiache?

Esiste una discreta letteratura che sembrerebbe suggerire un effetto favorevole dato da un moderato consumo di vino sull’incidenza di alcune cardiopatie, in primis della cardiopatia ischemica. Per quanto noto, i supposti effetti benefici sulla salute delle nostre coronarie sarebbero attribuibili alla presenza di alcuni composti, come resveratrolo, quercetina, antocianine ed altri. I meccanismi non sono del tutto noti, ma pare che tali composti migliorino il profilo lipidico, l’insulino-resitenza e lo stress ossidativo. Attenzione però: nel vino è presente anche l’alcol etilico che ha, con certezza, un profilo di rischio per la nostra salute nettamente sfavorevole, soprattutto in giovani, donne ed anziani. Mettendo su un piatto della bilancia i possibili effetti protettivi cardiovascolari e sull’altro i sicuri effetti sfavorevoli dell’alcol e tenendo presente che non è possibile stabilire nel singolo individuo quale sia la quantità di alcol che non possa essere considerata a rischio, ritengo che sia più ragionevole NON CONSIGLIARE l’assunzione di bevande alcoliche, soprattutto nei soggetti a rischio. Secondo la Società Italiana di Alcologia la stessa esposizione all’alcol rappresenta un rischio potenziale per la salute, pertanto io consiglio sempre di non assumere regolarmente alcolici e di limitarsi, in situazioni di convivialità, ad un bicchiere per donne ed anziani e due bicchieri per uomini adulti.

 

Quali cibi evitare in caso di problemi di cuore? E quali aiutano a prevenire l’infarto?

I cibi da evitare sono quelli che aumentano i valori di Colesterolo-LDL, il cosiddetto “colesterolo cattivo” che si accumula nelle pareti delle arterie favorendo le placche ateroslerotiche. Tra gli alimenti indiziati abbiamo quelli ricchi in acidi grassi saturi, come il burro, lo strutto, la margarina, l’olio di cocco o di palma,  i salumi e gli insaccati in genere, i dolci e prodotti da forno confezionati (biscotti, torte, ecc). Andrebbero aboliti i superalcolici, le bevande zuccherate, gli alimenti pre-conservati e le salse (es. maionese ed affini), così come è importante ridurre il consumo giornaliero di sale. Per quanto concerne quest’ultimo punto, non bisogna solo ridurre la quantità di sale che si aggiunge alle pietanze, ma ridurre anche il consumo di alimenti che ne contengono in elevate quantità (dadi, salse e condimenti, insaccati, alcuni formaggi stagionati).

Al di là delle mode passeggere, che di volta in volta individuano in un alimento, meglio se esotico, l’elisir di lunga vita in grado di proteggere da ogni male, mi preme dire che è sempre consigliabile, e scientificamente validato, seguire una dieta varia, che sia ricca di frutta e verdura, cereali, legumi e pesce (meglio se il nostro pesce azzurro). Ciò non toglie che nei momenti di festa qualche piccolo “sgarro” possa essere concesso, ma con molta attenzione ed evitando le “abbuffate”  che in genere sono seguite, nei soggetti cardiopatici, da un significativo peggioramento delle condizioni cliniche.

 

Prevenzione delle patologie cardiovascolari

Quella della prevenzione è la vera “battaglia” da combattere con la collaborazione di tutte le figure in campo, a partire dalle Istituzioni, dalla Scuola e corpo insegnante, famiglie e medici. La prevenzione comincia sin dalla giovane età, educando i bambini a seguire uno stile di vita corretto, che parta dall’alimentazione e dalla regolare attività fisica. In questo stadio le famiglie e la scuola, con l’aiuto delle Istituzioni, possono fare molto, perché un giovane che abitualmente fa sport, che segue una dieta equilibrata e non ricca in merendine o preparati, è sicuramente un adulto di domani che difficilmente avrà problemi cardiovascolari. Non dimentichiamoci che proprio nell’adolescenza spesso i ragazzi cominciano a fumare e bere alcolici, pertanto in questa fase è necessaria un’adeguata educazione sanitaria ed un attento controllo perché i giovani non si avvicinino al tabagismo o all’alcol. Infine, anche le campagne di screening cardiologico, con visita ed elettrocardiogramma, nei soggetti a rischio o che si apprestano ad iniziare un’attività sportiva, hanno un ruolo nell’identificare alcune patologie allo stato silente.

Il nostro sistema sanitario sarà in grado di reggere al progressivo invecchiamento della popolazione, con conseguente incremento delle patologie croniche, solo se sposterà parte delle risorse sul piano della prevenzione.

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