14 gennaio 2015

Quando la prevenzione è la cura più efficace: prevenire la setticemia monitorando il movimento dei neutrofili

Condividi l'articolo
Quando la prevenzione è la cura più efficace: prevenire la setticemia monitorando il movimento dei neutrofili

La setticemia rientra senza dubbio tra le infezioni più pericolose al mondo: se non viene riconosciuta e curata per tempo, infatti, porta il paziente alla morte nell’arco di pochi giorni. Basti pensare che ogni sei ore di ritardo nella diagnosi, corrispondono a una riduzione del 10% delle possibilità di guarigione. Come fare dunque per accorgersi della presenza dell’infezione fin dall’inizio, prima ancora che i sintomi diventino evidenti? Secondo una ricerca effettuata della Harvard Medical School di Boston, negli USA, monitorando attentamente i movimenti dei neutrofili è possibile prevenire l’insorgere della sepsi, soprattutto nei pazienti colpiti da ustioni di diversa gravità. 

La ricerca – i cui risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica "Plus One" – prende dunque in considerazione i neutrofili, ovvero specifiche cellule del sistema immunitario il cui compito principale è quello di attaccare in maniera precisa e infallibile gli agenti patogeni che penetrano all’interno dell’organismo. Il dottor Daniel Irimia, uno dei ricercatori coinvolti nella ricerca, ha ricordato che "i neutrofili sono una componente del sistema immunitario. Ogni individuo sano possiede un esercito di 25 miliardi di queste cellule circolanti pronti a combattere gli agenti patogeni. Il test del sangue più diffuso per valutare la capacità del paziente di combattere le infezioni è la conta assoluta dei neutrofili. Ciò si basa sul presupposto che, come soldati ben addestrati, i neutrofili agiscano in maniera veloce ed efficace". 

Per colpire nel segno, i neutrofili devono muoversi in maniera mirata ed efficace; per questo motivo non è importante solo il loro numero, bensì soprattutto la capacità che queste cellule hanno di svolgere al meglio la loro funzione primaria. I ricercatori si sono invece resi conto che negli individui ustionati questa capacità veniva meno già un paio di giorni prima dell’insorgere dell’infezione: i neutrofili, infatti, cominciavano a muoversi in maniera scoordinata, visibilmente casuale e dunque completamente inefficace. 

Ne consegue che monitorando costantemente il movimento di queste cellule, non solo è possibile curare l’infezione per tempo, impedendole di proliferare indisturbata, ma si può addirittura prevederne l’insorgere fino a quarantotto ore prima la comparsa dei primi sintomi clinici. Ancora oggi, il tasso di mortalità per sepsi è molto elevato: si aggira infatti intorno al 30%. I soggetti più a rischio sono quei pazienti che presentano ustioni su oltre il 20% della superficie corporea; questi pazienti, infatti, sono maggiormente esposti alle infezioni poiché non possono contare sull’efficace difesa garantita da un’epidermide sana. 

La setticemia è un’infezione particolarmente insidiosa anche perché, soprattutto inizialmente, presenta sintomi aspecifici, simili cioè a quelli di molte altre infezioni. La diagnosi avviene dunque in laboratorio e si caratterizza per i tempi piuttosto lunghi, che variano dalle dodici alle ventiquattro ore, un lasso di tempo in cui la situazione può peggiorare anche in maniera definitiva. Grazie dunque a questa nuova scoperta, molti casi di setticemia potranno essere curati per tempo, e altrettante persone strappate così a una morte quasi certa.

News correlate