23 dicembre 2014

Chi parla più di una lingua può tenere a bada l'Alzhaimer

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Chi parla più di una lingua può tenere a bada l'Alzhaimer

Secondo una ricerca recentemente condotta dall'Università di Gent, parlare più lingue ritarda l'insorgere dell'Alzheimer. Questo interessantissimo studio, che sarà pubblicato prossimamente sulle pagine della rivista "Bilingualism: Language and Cognition", rivela che nei soggetti bilingue la malattia si manifesta quattro anni dopo rispetto a quando colpisce, invece, chi parla una sola lingua. 

La ricerca è stata condotta su 134 soggetti potenzialmente esposti al rischio di contrarre il morbo di Alzheimer: 65 di essi erano poliglotti, mentre i rimanenti 69 erano monolingue. Lo studio è stato prevalentemente effettuato nell'ambito del territorio europeo, per cui sono stati scelti dei soggetti delle comunità belga dei Fiamminghi e dei Valloni. Osservando da vicino i due gruppi, gli scienziati dell'Università di Gent hanno avuto modo di scoprire che i sintomi della malattia compaiono, in coloro i quali parlano la sola lingua madre, intorno ai 72 anni. I bilingue, invece, restano praticamente immuni all'Alzheimer fino ai 76 anni circa. Un dato, questo, strettamente correlato anche ad altre variabili ben precise: la tempistica relativa all'insorgere del morbo dipende anche dalla professione svolta dal soggetto analizzato, dal tipo di educazione ricevuta e dallo status socioeconomico in cui si trova la persona cui è stata diagnosticata un'alta probabilità di contrarre la malattia in questione. 

I risultati della ricerca, ad ogni modo, parlano chiaro. Il multilinguismo, secondo quanto spiegato dagli scienziati che si sono occupati di questo studio, tiene la mente allenata, per cui è eccezionalmente in grado di porre un freno al declino cognitivo. I bilingue invecchiano insomma più lentamente, sia perché mentalmente più "flessibili" e stimolati e sia perché il loro cervello si esercita di continuo traducendo, quasi inconsapevolmente, frasi e vocaboli. Una tesi, questa, già precedentemente formulata dal Journal of Neuroscience, che aveva condotto una ricerca simile su un centinaio di soggetti di età inferiore ai 70 anni. In quel caso, però, i volontari si erano cimentati in un apposito test doppio che richiedeva, appunto, la gestione e l'esecuzione simultanea di due compiti molto diversi l'uno dall'altro. Dai risultati pubblicati è emerso, anche allora, che i poliglotti erano stati molto più rapidi dei compagni monolingue e abili nel passare senza alcun problema da una traccia all'altra. Un'ulteriore dimostrazione del fatto, quindi, che l'attività cerebrale dei bilingue è tale da preservare il cervello da quel graduale assopimento tipico della malattia dell'Alzhaimer. E allora, se prevenire è davvero meglio che curare, tanto vale farsi sotto e studiare più lingue.

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