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26 maggio 2020

Sclerosi Multipla: come affrontarla durante la pandemia

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Sclerosi Multipla: come affrontarla durante la pandemia

Dott. Ignazio Diego Lopez, neurologo 

La Sclerosi Multipla (SM) è una malattia autoimmune del sistema nervoso centrale (encefalo e midollo). Può colpire chiunque, ma è più frequente nelle persone tra i 20 ed i 40 anni di età e nelle donne. A oggi si contano più di 120 mila malati di SM in Italia e più di 3 milioni di persone nel mondo.

 

Terapie contro la Sclerosi Multipla

Nonostante la SM venga annoverata tra le malattie croniche e non si disponga di una cura, sono numerosissimi i trattamenti disponibili oggi, che modulando o sopprimendo l’attività del sistema immunitario possono garantire un controllo pressoché completo della malattia. Tra i farmaci attualmente disponibili vi sono:

- terapie iniettive sottocutanee o intramuscolari (Interferone Beta, Glatiramer Acetato);
- terapie orali (Fingolimod, Teriflunomide, Cladribina, Dimetilfumarato);
- terapie iniettive endovenose (Natalizumab, Ocrelizumab, Alentuzumab).

Diversi anche i farmaci che a breve saranno commercializzati, tra cui Laquinimod e Siponimod, oltre a diversi anticorpi monoclonali nonché terapie innovative in fase sperimentale a base di cellule staminali.

 

Sclerosi Multipla e COVID-19

I pazienti affetti da Sclerosi Multipla sono maggiormente a rischio di sviluppare un’infezione da COVID-19? E, se dovessero essere contagiati, sarebbero colpiti in maniera più severa? Attualmente questi quesiti non hanno un riscontro unanime. Dati preliminari su pazienti di diversi Centri SM in Italia, aggiornati a marzo 2020, sembrerebbero però essere rassicuranti: su 232 pazienti positivi al COVID-19, ben il 96% ha riportato sintomi lievi o moderati della malattia da Coronavirus.

Alla luce di questi dati, diversi esperti hanno postulato che i trattamenti immunomodulanti/soppressivi seguiti da diversi pazienti con SM possano addirittura essere protettivi nei confronti della “fase di iper-infiammazione deleteria”.

Altri studiosi, invece, hanno fatto presente che i pazienti più “fragili” affetti da SM (di età avanzata, affetti da altre patologie gravi o maggior disabilità fisica) e/o che stanno assumendo terapie immunosoppressive importanti, possano ammalarsi di forme più gravi di COVID-19.

Detto questo, i pazienti affetti da SM dovrebbero sempre rivolgersi al proprio neurologo di fiducia prima di modificare o interrompere la propria terapia.

 

Quali rischi nella Fase 2?

Con l’allentamento, a partire dal 4 maggio, delle misure di contenimento introdotte dal Governo per contenere l’emergenza, le perplessità legate a un maggior numero di spostamenti e all’incremento degli individui per le strade hanno sollevato non pochi dubbi sulla possibilità di una nuova ondata di infezioni da COVID-19. Nella cosiddetta Fase 2 i soggetti affetti da SM, in particolare, si trovano a dover fronteggiare un possibile situazione di sovraesposizione al virus con il rischio, potenzialmente, di ammalarsi e riportare gravi polmoniti. Per questo motivo è necessario seguire delle semplici linee guida per ridurre la trasmissione del virus, valide anche per la popolazione generale, insieme a misure preventive specifiche per i pazienti affetti da Sclerosi Multipla.

 

Linee guida per i malati di SM

Distanziamento sociale, frequente igiene delle mani con acqua e sapone o, ancor meglio, soluzione alcolica, e utilizzo di mascherine restano i capisaldi della prevenzione da COVID-19. Se un paziente affetto da SM ritiene di essere stato contagiato, o viene accertato come ammalato di COVID-19, dovrà contattare subito il suo neurologo: quest’ultimo deciderà se proseguire la terapia immunomodulante/soppressiva in relazione sia alla gravità dei sintomi respiratori, sia a quanto la terapia riduca la risposta immunitaria.

In pazienti non affetti da COVID-19 non vi sono grosse controindicazioni al trattamento delle ricadute di malattia. Per quanto riguarda, invece, la prosecuzione di terapie immunomodulanti/immunosoppressive già in corso (croniche), sarà il neurologo del centro SM a decidere quali trattamenti proseguire (e saranno la maggioranza) e quali sospendere momentaneamente o posticipare, a seconda delle necessità dei singoli pazienti e dei possibili effetti collaterali legati alla somministrazione o non somministrazione delle terapie.

In conclusione, si può affermate che non ci siano dati, ad oggi, che indichino una maggiore suscettibilità dei pazienti affetti da SM sia ad ammalarsi sia a sviluppare gravi polmoniti da COVID-19. Tutto questo se si eccettua quella porzione di pazienti che, per le loro condizioni di base, ingenti trattamenti immunosoppressivi e/o patologie concomitanti, abbiano un incrementato rischio intrinseco di incorrere in infezioni severe, siano esse da COVID-19 o altri agenti patogeni (virus o batteri). Pertanto, con un po’ di accortezza e buon senso, e adottando tutte le adeguate precauzioni, anche i malati di SM possono e devono affrontare serenamente la Fase 2, e quelle a venire.

 

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