28 dicembre 2020

Tabagismo: Cos’è? Quali sono i sintomi? Come si fa prevenzione?

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Tabagismo: Cos’è? Quali sono i sintomi? Come si fa prevenzione?

Le sigarette saranno vietate alle fermate dei mezzi pubblici ai parchi, fino ai cimiteri e alle strutture sportive, come agli stadi. Più in generale sarà proibito fumare nel raggio di 10 metri da altre persone.

“Entro il 2030 non permetteremo più di fumare all’aperto” - dichiara il sindaco meneghino Beppe Sala - “E subito, o a breve, sarà vietato fumare o alle fermate dell’autobus o durante le code per i nostri servizi”.

Per approfondire l’argomento abbiamo intervistato il Dott. Claudio Dinoia pneumologo di Milano, specializzato in Tisiologia e Malattie dell’Apparato Respiratorio.

 

Cosa si intende per tabagismo?

Il tabagismo è il consumo abituale prolungato di tabacco in genere attraverso il fumo di sigaretta.

Si tratta di una vera e propria dipendenza dovuta principalmente alla nicotina, uno dei pochi alcaloidi che si trova allo stato naturale.

Secondo l’OMS l’abitudine tabagica rappresenta la prima causa di morte evitabile nel mondo.

 

L’esposizione al fumo passivo può essere considerato un fattore di rischio per la salute?

Il fumo passivo si definisce come inalazione involontaria da parte di soggetti non fumatori di sostanze provenienti da sigarette o pipa di altre persone.

È sicuramente nocivo per la salute dei non fumatori, non solo per patologie cardiovascolari e tumore del polmone ma anche, come dimostrato da molti studi, per aumentato rischio di asma, BPCO, bronchite cronica, enfisema polmonare.

Il fumo passivo è il principale fattore inquinante degli ambienti chiusi e provoca nel mondo oltre 600.000 morti l’anno, di cui 165.000 bambini. Proprio i bambini sono i soggetti più esposti e più indifesi, in particolare per il rischio di asma bronchiale; nei più piccoli è stata anche descritta la sindrome della morte in culla.

 

Il divieto di fumo all’aria aperta può favorire la lotta al tabagismo?

Da gennaio 2021 scatterà a Milano il divieto di fumo in alcuni luoghi all’aperto come fermate dei tram/autobus, stazioni ferroviarie, parchi gioco e ristoranti (cosa che avviene peraltro da tempo in altri paesi evoluti come la Svezia).

Si tratta di un’iniziativa giusta per salvaguardare la nostra salute e la tutela dell’ambiente.

È stato dimostrato in uno studio dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano che il PM 10 emesso da 5 sigarette corrisponde a quello prodotto da una locomotiva a gasolio.

Anche altri studi confermano il dato che il fumo all’aperto è certamente inquinante, ed è evidente che il suo divieto porterà alla riduzione del tabagismo perché, vedendo che nessuno fuma, non sorgerà nel fumatore l’immediato desiderio di fumare.

Si tratta solo di abituarsi a non fumare all’aperto, come ci siamo abituati dal 2003 con la legge Sirchia a non fumare nei locali chiusi.

 

Quali sono le cause? Perché si comincia a fumare?

Diverse sono le cause per cui i giovani iniziano a fumare, pur sapendo che il fumo è causa di numerose malattie come il cancro polmonare, dell’oro-faringe e anche leucemia, patologie cardiovascolari, sterilità nelle donne e impotenza negli uomini.

Ma questi eventi morbosi sono percepiti dai giovani come eventuali problemi futuri, nella convinzione, ovviamente sbagliata, di poter smettere quando si vuole.

Il primo motivo che spinge molti ragazzi a fumare è “tanto per provare”, in realtà molti di loro sentono il bisogno di trasgredire le regole e di farsi notare. È in sostanza una richiesta di attenzione, un modo di esprimere la propria personalità. Altri giovani cominciano a fumare per imitazione verso i genitori, o fratelli maggiori o personaggi famosi, o per farsi accettare da un gruppo.

Altri ancora iniziano a fumare semplicemente per noia, per passare il tempo, in mancanza di altre attività che suscitino il loro interesse.

 

Come smettere di fumare?

La possibilità di utilizzare il tempo in maniera costruttiva, svolgere attività sportiva o di volontariato, condividere esperienze con il gruppo potrebbe notevolmente limitare l’abitudine tabagica.

Per smettere di fumare non si può in ogni caso prescindere dalla ferma volontà del fumatore che,resosi conto dei danni che il fumo ha provocato o può provocare su se stesso, ha deciso di “dire basta” al tabagismo.

Molte persone smettono di fumare dopo aver superato gravi malattie, ad esempio un infarto miocardico o un intervento per cancro del polmone.

Quando però la sola forza di volontà non è sufficiente, si possono valutare altri percorsi, come la terapia farmacologica e/o il supporto psicologico.

Terapia farmacologica

Terapia sostitutiva nicotinica, che consiste nella somministrazione di dosi di nicotina sempre più basse per ottenere una disassuefazione progressiva. La nicotina può essere assunta con compresse masticabili o sublinguali, gomme da masticare o cerotti transdermici.

Terapia con Bupropione, farmaco antidepressivo triciclico che si è dimostrato efficace nel ridurre il desiderio di nicotina.

Terapia con Vareniclina: questo farmaco si lega agli stessi recettori occupati dalla nicotina a livello cerebrale.

Terapia con Citisina: è una molecola di origine naturale che ha un meccanismo di azione molto simile a quello della Vareniclina, rispetto alla quale ha minori effetti collaterali ed è molto meno costosa.

Esistono oggi soprattutto presso i principali ospedali molti centri antifumo che sono di valido aiuto a chi decide di smettere di fumare.

In questi centri vengono offerti servizi di supporto psicologico individuale o di gruppo. Possono essere prescritte terapie farmacologiche che, insieme al sostegno psicologico, aumentano notevolmente le probabilità di riuscire a liberarsi dal fumo.

Esistono poi le sigarette elettroniche che rappresentano un metodo alternativo al fumo di tabacco di assumere nicotina. Certamente meno tossica di quella tradizionale, la sigaretta elettronica è ancora oggi soggetta, da parte degli studiosi, a numerose critiche in merito all’efficacia e alla sicurezza.

 

 

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