27 giugno 2013

Tatuaggi: i rischi dell’henné “da spiaggia”

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Tatuaggi: i rischi dell’henné “da spiaggia”

Durante la stagione estiva, sulle spiagge non è raro scorgere i più o meno fantasiosi tatuaggi che abbondano sempre più sulla pelle di turisti italiani e stranieri. Fino a pochi anni fa segno distintivo di ribelli e “duri”, il tatuaggio è entrato sempre più a far parte dei desideri di moltissime persone di tutte le età. Non più considerata un segno di ribellione, ma una scelta estetica del tutto personale, l’incisione indelebile di figure o frasi sul proprio corpo ha visto un aumento delle richieste negli ultimi anni.

I rischi sono ben noti: la mancanza di igiene o l’utilizzo di sostanze di scarsa qualità durante l’esecuzione possono provocare infezioni e danni talvolta permanenti. Oltre a ciò, spesso le persone vengono dissuase dal fare i tatuaggi proprio a causa del fatto che per rimuoverli sono necessari trattamenti anche molto costosi come quello che viene effettuato mediante l’utilizzo del laser.

È questo il motivo per cui molti ricorrono ai tatuaggi temporanei, la cui esecuzione è decisamente più economica, non dolorosa e la durata è, nel migliore dei casi, di uno o due mesi. È importante però tenere presente che anche in questi casi ci sono dei rischi per la salute e che talvolta non vengono utilizzati derivati puri dell’henna, la pianta utilizzata da millenni per la realizzazione di tatuaggi temporanei in Asia e Medio Oriente. L’henné presenta infatti originariamente un colore rossiccio, e viene integrato con sostanze chimiche per ottenere una tinta scura più affine ai tatuaggi “veri”. Purtroppo, non sempre queste sostanze sono certificate e talvolta causano problemi dermatologici anche gravi. È bene prestare attenzione al tipo di prodotti utilizzati per il tatuaggio e tenere sempre sotto controllo le eventuali reazioni del proprio derma.

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