4 ottobre 2019

Tumore al seno: fattori di rischio e strategie di prevenzione

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Tumore al seno: fattori di rischio e strategie di prevenzione

Dott. Claudio Andreoli, oncologo e senologo 

Nei Paesi occidentali da molti anni si assiste a un importante aumento dell’incidenza del tumore alla mammella. Si stima che in Italia nel 2019 saranno diagnosticati oltre 53.000 nuovi casi, a fronte dei 27.000 del 1980.

L’incidenza varia in modo significativo nelle diverse aree del Paese: al Centro e al Sud è minore rispettivamente del 12% e 23 % rispetto al Nord. La regione in cui si registra il maggior numero di casi è il Friuli, dove ogni anno si ammalano 204 donne ogni 100.000 abitanti, quella con l’incidenza più bassa è la Calabria, con 124 casi ogni 100.000 abitanti. Una donna italiana su nove nel corso della propria vita si ammala di tumore mammario, che tende a manifestarsi con sempre maggior frequenza in età giovanile: oggi il 40% circa dei casi è infatti diagnosticato prima dei 50 anni.

Nel 2016 sono state oltre 12.000 le donne decedute in Italia per cancro al seno. La mortalità, pur essendo ancora ben lontana dal tanto auspicato valore zero, è tuttavia in costante e progressiva diminuzione, a dimostrazione della sempre maggior efficacia delle moderne strategie di prevenzione, diagnosi e cura.

 

Prevenzione: si parte con uno stile di vita sano

Negli ultimi anni si sente sempre più spesso parlare di prevenzione primaria, cioè di quelle strategie che puntano a ridurre l’incidenza del cancro tenendo sotto controllo i fattori di rischio modificabili e adottando delle sane abitudini.

Tutti gli studi più recenti sono infatti concordi nell’attribuire un ruolo protettivo di grande importanza a una dieta e a uno stile di vita adeguati. Sovrappeso, obesità, sedentarietà, consumo di alcol e abitudine al fumo sono fattori che aumentano le probabilità di ammalarsi e vanno quindi combattuti con l’adozione di una corretta alimentazione e lo svolgimento di una moderata ma costante attività fisica. Raccomandazioni queste che valgono anche per le donne che si sono già ammalate in passato, perché si sono dimostrate particolarmente efficaci anche nel diminuire le probabilità che il tumore possa ripresentarsi.

 

Diagnosi precoce: una strategia spesso trascurata

Il vero pilastro portante delle attuali strategie per il controllo della malattia è tuttavia rappresentato dalla prevenzione secondaria o diagnosi precoce. Grazie ai progressi tecnologici disponiamo oggi di strumenti in grado di identificare tumori veramente di pochi millimetri, che possono quindi essere curati con altissime probabilità di guarigione definitiva e, cosa certo non secondaria, facendo ricorso a terapie sempre meno mutilanti e aggressive.

Sono però purtroppo ancora molti i casi che arrivano all’osservazione clinica in fase avanzata ed è perciò necessario far crescere nella popolazione femminile la consapevolezza dell’importanza di sottoporsi con regolarità a controlli periodici.

Tra gli esami diagnostici la mammografia, soprattutto se fatta con le apparecchiature digitali di ultima generazione che consentono l’acquisizione di immagini tridimensionali della mammella, è certamente quella che identifica il maggior numero di lesioni tumorali in fase iniziale. Nel raccomandare quindi a tutte le donne di eseguirla regolarmente a partire dal 40° anno di età almeno ogni 2 anni - meglio ancora se annualmente - non si può non ricordare come l’esame sia del tutto privo di rischi e in genere molto ben tollerato.

Va però anche ricordato che la mammografia “pur vedendo molto non vede tutto” e che una certa percentuale di tumori in fase iniziale può essere misconosciuta. È quindi consigliabile completare il percorso diagnostico con un’ecografia e una visita senologica. Esami questi che tutte le donne dovrebbero eseguire con cadenza annuale a partire dai 35 anni di età.

 

Autopalpazione: utile, ma da sola non basta

Un accenno merita infine la pratica dell’autopalpazione, che non può essere considerata strumento idoneo per la diagnosi precoce. Se è infatti vero che molti tumori vengono ancora oggi scoperti direttamente dalla donna stessa, che si accorge della presenza di un nodulo, di una retrazione della cute o di un altro sintomo, è altrettanto vero che questi tumori si sarebbero potuti diagnosticare più precocemente se la donna si fosse sottoposta a regolari controlli clinico-strumentali.

La ricerca scientifica e il progresso e tecnologico ci offrono strumenti efficaci per poter prevenire, combattere e guarire il cancro in generale e quello della mammella in particolare. Il primo passo per vincere la malattia consiste quindi nell’informarsi adeguatamente e utilizzare al meglio gli strumenti diagnostici che oggi abbiamo a disposizione.

 

Claudio Andreoli

Direttore Scuola Italiana di Senologia

Senior Consultant Humanitas Cancer Center, Rozzano (MI)

Responsabile Senologia Humanitas Mater Domini, Castellanza (VA)

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