26 maggio 2016

Tumori, la crisi economica è colpevole

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Tumori, la crisi economica è colpevole

Le conseguenze della crisi economica sulla nostra vita non sono legate solo al mondo del lavoro, e alle difficoltà socio-economiche che non accennano a diminuire: i risvolti investono anche il mondo della salute. Un recente studio pubblicato da “The Lancet” – rivista scientifica inglese di ambito medico, tra le prime cinque al mondo – ha calcolato che solo dal 2008 al 2010, i primi due anni di crisi mondiale, i decessi per tumore nei Paesi dell’OCSE sono aumentati di 260mila unità; nell’Unione Europea, in particolare, le morti in più sono state 160mila.

Lo studio ha incrociato i dati della Banca mondiale con quelli dell’Organizzazione mondiale della sanità, prendendo in considerazione un arco  temporale di 21 anni (1990-2010) e analizzando 70 Paesi. È stato studiato l’impatto che la disoccupazione e la riduzione della spesa pubblica per la sanità hanno avuto sulla mortalità per le patologie oncologiche.

Sono stati presi in considerazione (per l’intero ventennio) i tumori a colon-retto e polmone, seno nelle donne e prostata negli uomini: sono stati classificati come curabili se associati a dei tassi di sopravvivenza dal 50% in su, e come non trattabili se questa era inferiore al 10%. Ebbene, per tutti i tipi di tumore è stata scoperta una relazione diretta tra aumento nei tassi di disoccupazione e aumento della mortalità. Tutto è più evidente per i tumori trattabili, perché è lì che l’accesso alle cure che si fa più determinante. Dagli studiosi è anche arrivata la correlazione numerica: ad un incremento dell'1% della disoccupazione corrisponde un aumento di decessi per cancro pari allo 0,37 ogni 100mila persone; ad un decremento dell’1% (misurato sul Pil) della spesa pubblica destinata alla salute corrisponde un aumento di 0,0053 morti per cancro ogni 100 mila persone.

Controlli e prevenzione oncologica si confermano due fattori fondamentali nella vita di tutti noi, nella misura in cui danno sostegno all’idea che la tutela della salute sia un investimento e non un costo per gli Stati.

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