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Coronarografia

Coronarografia

cos’è, a cosa serve, la preparazione, l’esecuzione, gli specialisti

Indice

1.1  Definizione

1.2  Applicazioni

1.3 Quando effettuarla?

1.4 Esecuzione

1.4.1 Preparazione

1.4.2 Procedura

1.4.3 Dopo l’intervento

1.5 Specialisti

1.6 Rischi e controindicazioni


Definizione

La coronarografia angiografia coronaricaè una procedura diagnostica che permette di effettuare indagini sullo stato delle arterie coronariche. Nello specifico, si tratta di un esame diagnostico invasivo che consente di analizzare, su un monitor e in tempo reale, il flusso di sangue all'interno delle coronarie (i vasi arteriosi che hanno origine dall’aorta e ossigenano il cuore).

La coronarografia, appartenente alle procedure di cateterismo cardiaco, si effettua con l'inserimento in un vaso sanguigno di un sottile catetere che viene fatto scorrere fino alle coronarie, dove rilascia un mezzo di contrasto radiopaco: tramite un apposito strumento, è possibile esaminare su un monitor il flusso ematico,  il calibro dei vasi, eventuali occlusioni, restringimenti o altre anomalie. In alcuni casi la coronarografia viene anche utilizzata per effettuare piccoli interventi.


Applicazioni

La coronarografia serve a verificare la presenza di restringimenti, dovuti ad accumuli di grasso e depositi di calcio, all’interno delle coronarie: queste alterazioni, che riducono il flusso del sangue, provocano dolore al petto o, in caso di occlusione, infarto miocardico acuto. La coronarografia è indispensabile per valutare il trattamento successivo da eseguire, ossia, angioplastica coronaria (effettuata  con  le  stesse  modalità della coronarografia  per via percutanea) o bypass aorto-coronarico (intervento chirurgico eseguito in cardiochirurgia).

La coronarografia serve anche per escludere malattie coronarichein presenza di cardiopatie o patologie delle valvole cardiache.


Quando effettuarla?

La coronarografia si effettuaquando il paziente presenta:  

  • una coronaropatia, ossia una malattia delle arterie coronarie;

  • un improvviso e sempre più acuto dolore al petto;

  • un difetto congenito del cuore (cioè una malformazione anatomica presente fin dalla nascita);

  • difetti delle valvole cardiache;

  • insufficienza cardiaca (incapacità del cuore di fornire una quantità di sangue adeguata alle necessità dell’organismo);

  • dolori sospetti ad un braccio, alla bocca dello stomaco, alla mandibola o al collo, non spiegati da altri esami diagnostici;

  • problemi cardio-vascolari di diversa natura.

Dal momento che si tratta di un esame invasivo, la coronarografia viene effettuata solo se strettamente necessario e se gli altri test diagnostici non invasivi (tra cui l'elettrocardiogramma, l'ecocardiogramma e i test da sforzo) indicano la presenza di un problema alle coronarie.


Esecuzione

La coronarografia si esegue nel laboratorio di emodinamica, una stanza con speciali attrezzature dove si opera in condizioni di sterilità per evitare possibili infezioni al paziente. L’esame può essere scandito in tre momenti: preparazione, procedura di esecuzione e post-intervento.

Preparazione

Benché possa essere effettuata anche in particolari casi di emergenza (ad esempio, durante un infarto), la coronarografia necessita, generalmente, di una preparazione. Qualche giorno prima, infatti, il medico curante sottopone il paziente ad un esame conoscitivo (storia clinica, misurazione parametri vitali, eventuali allergie a farmaci, medicine assunte…) per valutare se vi sono controindicazioni all’esecuzione della coronarografia e per informarlo sulle precauzioni da adottare il giorno dell'esame (il paziente deve presentarsi a digiuno completo almeno dalla mezzanotte della sera precedente; deve portare i medicinali assunti per i propri disturbi cardiovascolari; se soffre di diabete, deve portare l’insulina o i farmaci ipoglicemizzanti usati e attendere il consenso del medico prima di assumerli).

Nei casi di emergenza, l’esame conoscitivo si basa sulle informazioni che il medico riesce ad ottenere dal paziente e dal familiare che l'ha soccorso.
Procedura

La durata della coronarografia va da 15 minuti a un'ora: tuttavia, per motivi precauzionali, il paziente entra in clinica al mattino e viene dimesso nel tardo pomeriggio o il giorno seguente. La procedura di esecuzione prevede vari momenti: sedazione, monitoraggio funzioni vitali, inserimento catetere, scansione ai raggi X e osservazione.

Nella fase iniziale, il paziente viene sedato per facilitarne il rilassamento, mantenendolo comunque cosciente. Una volta monitorate le funzioni vitali, viene anestetizzata la zona inguinale: da qui, a livello dell’arteria femorale, viene introdotto il catetere (un sottilissimo tubicino flessibile) per mezzo di un ago-cannula.  In alcuni casi, l'introduzione del catetere può avvenire anche tramite l'arteria brachiale del braccio o l’arteria radiale del polso.

Attraverso una fonte di raggi X posizionata sopra il torace, che funge da guida, il catetere viene condotto fino alle coronarie, dove viene rilasciato il liquido di contrasto radiopaco: attraverso la strumentazione radiologica viene fotografato il tragitto di questo liquido, che disegna in maniera precisa il contorno interno dei vasi in cui passa. Ciò consente di registrare e di osservare in tempo reale qualsiasi anomalia, dall’occlusione completa al parziale restringimento di una delle coronarie.

Concluso l'esame, viene estratto il catetere, tolto l'ago-cannula e chiusa la ferita da esso lasciata.
Dolore e coronarografia: l’esame è indolore. L’unico fastidio che si può avvertire è una sensazione di calore (flashing) quando viene iniettato il mezzo di contrasto.

Coronarografia associata all’intervento di angioplastica: se la coronarografia mette in evidenza la presenza di un blocco o di un restringimento dei vasi coronarici, è possibile intervenire immediatamente eseguendo un'angioplastica coronarica. L’intervento, che ha in comune con la coronarografia diversi aspetti procedurali, permette di dilatare la parte interna della coronaria ostruita da una placca aterosclerotica: sul catetere usato per la coronarografia viene messo un palloncino, poi posizionato in corrispondenza della stenosi del vaso e qui gonfiato. L’aumento di pressione consente di schiacciare la placca aterosclerotica, di riaprire il vaso in maniera definitiva o di preparare la lesione all’inserimento dello stent, una retina cilindrica metallica che copre ed esclude la placca all’origine del restringimento, formando una sorta di manicotto all’interno del vaso.

Dopo l’intervento        

Dopo l’intervento, viene eseguito un bendaggio da tenere per 6-12 ore. Il paziente viene spostato in una sala di ricovero e tenuto sotto osservazione precauzionale per qualche ora: se le sue condizioni sono stabili e non si presentano complicanze, viene dimesso il giorno stesso dell'esame, generalmente nel tardo pomeriggio (a casa dovrà rimanere a riposo ancora per 24 ore); se, invece, le sue condizioni appaiono ancora instabili, è necessario il ricovero per una notte.

Specialisti

Ovviamente, per le patologie coronariche occorre rivolgersi a degli specialisti. La coronarografiaviene effettuata dal cardiologo emodinamista nel rispetto di precise norme di asepsi e sterilità.

 

Rischi e controindicazioni

La valutazione del rischio di una procedura o terapia va fatta sempre in relazione alla necessità della procedura stessa e alla sua opportunità diagnostica e terapeutica: a fronte del rischio di effettuare una specifica procedura, va valutato anche il rischio di non eseguirla.

Come ogni procedura di cateterismo cardiaco, anche la coronarografia può comportare rischi e controindicazioni:

  • perforazione delle arterie in cui passa il catetere;

  • infarto del miocardio: l’infarto si verifica, di solito, a causa di un trombo (un coagulo di sangue) che occlude un’arteria coronarica. Nel caso della coronarografia, il trombo può formarsi a causa del passaggio del catetere, che, urtando contro la parete di una coronaria, la danneggia;

  • ictus cerebrale: l’embolo liberatosi a causa dello sfregamento può provocare l’ostruzione di un vaso che irrora il cervello, determinando la perdita di una o più funzioni cerebrali;

  • reazione allergica al mezzo di contrasto o ai medicinali utilizzati durante l’intervento;

  • danno renale per effetto tossico del liquido di contrasto (l’evento è piuttosto raro e si verifica, solitamente, in pazienti con età avanzata e funzione renale compromessa);

  • aritmia prodotta dal passaggio del catetere nella regione cardiaca;

  • reazioni vagali: la stimolazione e la compressione dell’arteria può causare la stimolazione del nervo vago e, di conseguenza, nausea, bradicardia e abbassamento della pressione arteriosa;

  • ematomi ed eccessiva perdita di sangue nel punto in cui è stato inserito il catetere;

  • danni cutanei dovuti all’esposizione ai raggi X.

Alcune di queste complicanze, soprattutto le più gravi (infarto e ictus), sono abbastanza rare. Altri rischi della coronarografia, invece, possono verificarsi con maggiore probabilità se l’esame viene effettuato senza conoscere esattamente la storia clinica del paziente (ad esempio, nelle emergenze o quando il paziente ignora di essere allergico a delle sostanze).

Per evitare gli effetti collaterali e per stabilire se la coronarografia può essere controindicata, vanno segnalati al personale medico: intolleranza allo iodio, gravidanza e insufficienza renale.


Lo Spettabile Dott. Roberto Mattioli, Cardiologo prenotabile sul nostro portale, ha risposto alla nostra richiesta di un suo commento su questa prestazione con un approfondimento sull’applicazione della stessa:

Ad eccezione delle condizioni di acuzie cardiovascolari e di infarto miocardico,  la scelta di  programmare  l'esame coronarografico è ovviamente affidata alla valutazione clinica dello specialista cardiologo.  Questo non solo perché si tratta di  un esame invasivo, ma soprattutto perché l'analisi dello stato anatomico della circolazione del cuore non può prescindere da informazioni derivate da tests che indagano  la funzione e l’efficienza del cuore.