Dislessia

Dislessia

cause, sintomi e trattamenti

Indice

1.1 Definizione

1.1.1 Dislessia nei bambini

1.1.2 Dislessia negli adulti

1.2 Cause

1.3 Sintomi

1.4 Trattamento

1.5 Specialisti

 

Definizione
La dislessia è un disturbo dell’apprendimento che provoca difficoltà nel procedimento di lettura e può essere (o meno) associato ad altri disturbi di apprendimento quali le difficoltà nella scrittura (disortografia e disgrafia), nel calcolo (discalculia) e nella comprensione di testi scritti. Si tratta di una condizione permanente (di grado lieve, medio o grave) che non è affatto indice di pigrizia o di ridotta capacità intellettiva, anzi, spesso interessa ragazzi brillanti con alti quozienti intellettivi. Oggi, grazie alla precocità delle diagnosi, ai trattamenti individualizzati e alle moderne metodiche di supporto, i soggetti dislessici riescono ad affrontare in maniera del tutto funzionale ed appagante il proprio percorso scolastico.
La dislessia, oltre che agli altri disturbi dell’apprendimento, viene spesso associata a disturbi dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD) e ai disturbi dello sviluppo della coordinazione motoria (disprassia).
Differenza tra DSA e BES: occorre distinguere tra DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e BES (Bisogni Educativi Speciali), sigle in cui ci si imbatte nel contesto della scuola. Nella prima categoria rientrano dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia (la cui diagnosi è di pertinenza del settore sanitario): in tali situazioni, la scuola deve adottare adeguate strategie didattiche ed elaborare un Piano Didattico Personalizzato (PDP). I BES, invece, non sono sempre appartenenti ad una categoria diagnostica e non identificano un disturbo specifico, dal momento che qualsiasi studente, nel corso del suo percorso scolastico, può manifestare dei bisogni educativi speciali (dovuti a motivi biologici, fisiologici, fisici, psicologici e sociali). In tale categoria, rientra un gruppo molto eterogeneo di persone, a cui la scuola è tenuta a compilare il Piano Didattico Personalizzato (PDP).

Dislessia nei bambini
La dislessia non inficia solo le competenze di lettura, ma spesso interessa anche difficoltà di comprensione di testi scritti, problemi nell’organizzazione e pianificazione delle attività, nella gestione del materiale scolastico e nell’individuazione del proprio personale e funzionale metodo di studio.
Spesso, i bambini con DSA vengono descritti dagli adulti (genitori ed insegnanti) come poco motivati, con la testa fra le nuvole, disinteressati alle attività proposte, con un andamento scolastico alquanto ambivalente. Tali manifestazioni sono in realtà molto correlate al DSA in quanto il bambino con tali disturbi deve compiere una fatica eccessiva, rispetto ad un normo lettore - scrittore, per svolgere le attività che gli vengono richieste. Spesso, infatti, i bambini con DSA hanno una memoria di lavoro poco funzionale, ed è proprio per questa caratteristica cognitiva che spesso sembrano “con la testa fra le nuvole”. Tali osservazioni, quindi, non devono essere sottovalutate, ma devono insinuare il dubbio di un probabile DSA.
Nella raccolta dell’anamnesi del soggetto si presta importanza a quanto viene riportato dagli insegnati e dai genitori, alle difficoltà esplicitate dal bambino (quando ne è consapevole), all’acquisizione del linguaggio (se c’è stato o meno un ritardo) e delle abilità motorie, alla presenza o meno di DSA in altri membri della famiglia. 
La valutazione, diagnosi e successiva certificazione del disturbo garantisce al bambino di essere supportato nell’apprendimento con strumenti dispensativi e compensativi inseriti in un PDP appositamente scritto dagli insegnanti (dopo il confronto con l’equipe che ha in carico il bambino) come esplicitato nella legge che tutela il diritto allo studio degli alunni con DSA (legge 170/2010).

Dislessia negli adulti
Come precedentemente sottolineato, la dislessia, come anche gli altri disturbi di apprendimento, perdurano per tutta la vita. I trattamenti che si effettuano non sono risolutivi del disturbo, ma riducono la sintomatologia e vanno a potenziare le capacità di apprendimento del soggetto. Per tale ragione i trattamenti si effettuano anche in età adulta. Molti utenti arrivano con richieste di aiuto perché non riescono ad avere prestazioni ottimali nel proprio lavoro: “dimentico gli appuntamenti”, “non sempre riesco ad avere un eloquio fluido, perché spesso non mi vengono in mente i termini giusti”, “sono lento nello svolgimento delle attività”, “ho l’impressione di non essere concentrato in quello che faccio”. È importante che tali richieste vengano accolte da una equipe multidisciplinare (psicologo, logopedista, neuropsicomotricista, educatore) in grado di stilare un programma di trattamento personalizzato ed adeguato alle necessità.
Tali trattamenti riguardano tutte le funzioni cognitive (potenziamento della memoria a breve e lungo termine, della capacità di processamento ed elaborazione delle informazioni, di pianificazione delle attività,ecc.) e sono di competenza di diversi professionisti sanitari a seconda dell’obiettivo terapeutico che si vuole raggiungere.  

 

Cause
La dislessia (come anche gli altri disturbi di apprendimento) è un frutto di una differente evoluzione del neurosviluppo, la quale è alla base delle anomalie a livello cognitivo che danno origine ai sintomi. L’origine biologica comprende l’interazione di fattori genetici, ambientali ed epigenetici che colpiscono la funzione di processamento ed elaborazione delle informazioni verbali e/o non verbali. È necessario tenere ben presente che si tratta di un disturbo specifico e che colpisce individui che hanno un’intelligenza nella norma o superiore ad essa.  

 

Sintomi
Ogni paziente dislessico costituisce un caso a sé stante, poiché le problematiche possono variare considerevolmente da un individuo all’altro. Nella dislessia può risultare deficitario il parametro della rapidità e/o quello della correttezza della lettura.

Tra le tante problematiche si possono riscontrare difficoltà a:

  • effettuare la fusione sillabica dei singoli grafemi (lettura lenta e faticosa, poco fluida);

  • comprendere il significato di quanto si legge (attenzione: la capacità di comprensione risultata intatta quando l’utente deve ascoltare un'altra persona leggere);

  • riconoscere anche parole familiari (o ad alta frequenza) con una rapida occhiata;

  • leggere con le giuste intonazioni e rispettando la punteggiatura.

Altri sintomi del disturbo possono essere difficoltà a strutturare un discorso lineare e coerente nelle conversazioni, utilizzare parole specifiche e comprendere i toni sarcastici o scherzosi di alcune affermazioni.
Solitamente i primi sintomi si evidenziano in età scolare, ma ormai sempre più spesso si tende a prevenire tali difficoltà con screening specifici effettuati nell’ultimo anno della scuola materna.

Nei soggetti in età prescolare è possibile notare:

  • ridotte competenze meta fonologiche (rime, segmentazione fusione sillabica, ecc.)

  • ridotta capacità di riconoscimento e, di conseguenza, di apprendimento delle lettere dell'alfabeto;

  • scrittura di grafemi e numeri al contrario;

  • difficoltà di memorizzazione;

  • minori capacità di apprendimento e uso di nuove parole (sostanzialmente, un vocabolario ridotto);

  • rallentamento nello sviluppo del linguaggio (difficoltà di pronuncia, soprattutto delle parole più lunghe);

  • problemi legati all'utilizzo delle parole corrette. 

In età scolare, le manifestazioni sintomatologiche più frequenti sono:

  • difficoltà di lettura e nella scansione delle parole;

  • confusione nell’ordine delle lettere, in fase di lettura o scrittura;

  • ridotta capacità di memorizzare suoni e nomi delle lettere;

  • difficoltà nell’acquisizione delle regole grammaticali;

  • difficoltà nell'imparare parole a bassa frequenza d’uso;

  • difficoltà nell'impugnare in maniera corretta matita o penna;

  • difficoltà nel riassumere o esporre oralmente una storia;

  • difficoltà nell'apprendimento di elementi in sequenza.

Come legge un dislessico? Il soggetto dislessico legge più lentamente perché fa più fatica a decifrare in maniera corretta le singole lettere. Ciò a causa di errori di tipo visivo (scambio di lettere che hanno tratti visivi simili o speculari, come, ad esempio, la “e” con la ”a” o la “m” con “n”) e di tipo fonologico (confusione tra lettere che hanno “suoni simili”, come la “f” con “v” o la “c” con la “g”).

In genere, l'iter per la diagnosi di dislessia prevede tre tappe fondamentali:

  • Esame medico – può essere effettuato da un medico chirurgo per accertare che non ci siano patologie neurologiche e fisiche.

  • Somministrazione di un test multicomponenziale di intelligenza (il disturbo può essere diagnosticato solo nel caso in cui non ci sia un ritardo cognitivo). Tra i test per bambini possiamo citare: WPPSI-III, WISC IV, LEITER 3. I test per gli adulti:  WAIS-IV, LEITER 3 (tali test vengono somministrati dallo psicologo).

  • Somministrazione di batterie che verificano l’eventuale presenza di una DISLESSIA stimando di quanto la prestazione si allontana dalla media (valori indice per una diagnosi di dislessia sono -2 ds nella rapidità e

  • Somministrazione di test psicomotori che forniscono indicazioni sulla presenza di eventuali difficoltà visuo-spaziali, di lateralizzazione o di coordinazione occhio-mano, che possono andare ad inficiare le abilità di letto-scrittura e l’organizzazione dello spazio-foglio. Inoltre, la valutazione neuropsicomotoria è utile anche per valutare un possibile impaccio motorio che potrebbe essere indice di disturbo della coordinazione motoria, spesso in comorbilità con i DSA (tali test vengono somministrati e analizzati dal neuropsicomotricista).   

Dopo aver concluso l’iter diagnostico, si procede con la certificazione che viene rilasciato dalla propria ASL di competenza dopo la presentazione della dettagliata relazione diagnostica.

Nella relazione devono essere indicati gli strumenti compensativi e dispensativi di cui gli insegnanti dovranno tener conto per stilare il PDP.

Trattamento
La dislessia è una condizione permanente nella vita del soggetto e per tale ragione non vi è una cura finalizzata alla guarigione, tuttavia, si possono intraprendere percorsi terapeutici personalizzati, basati su metodi di potenziamento e di supporto in grado di consentire lo studio e l'apprendimento, indipendentemente dalle difficoltà che il disturbo determina.  Tali trattamenti devono essere progettati e svolti da un’equipe multidisciplinare in grado di programmarli in modo personalizzato, tenendo conto dell’età del soggetto, delle difficoltà emergenti, e dei bisogni riportati dal soggetto stesso. I trattamenti vanno a potenziare le funzioni cognitive che sostengono il processo di lettura e di comprensione (psicologo), la capacità di leggere in modo fluido e di comprendere quanto si legge (logopedista), la capacità di orientarsi nello spazio foglio (neuropsicomotricista), la capacità di pianificare le proprie attività e di individuare un proprio metodo di studio (educatore).  


Specialisti
Poiché la dislessia non riguarda meramente una difficoltà di lettura, ma, come avete letto, riguarda anche altre difficoltà ascrivibili a più funzioni cognitive e motorie, sia la diagnosi che i trattamenti devono essere effettuati da un’equipe multidisciplinare (psicologo, psicoterapeuta, logopedista, neuropsicomotricista, neuropsichiatra infantile, pedagogista, educatore).

 

La Spettabile Dott.ssa Debora Lantelme, Logopedista, prenotabile sul nostro portale, ha risposto alla nostra richiesta di un suo commento su questa patologia con un approfondimento sulla diagnosi della stessa:

Dietro l’etichetta di DISLESSICO si nascondono bambini intelligenti, fantasiosi, spesso creativi e curiosi di scoprire il mondo. Proprio per comprendere questa loro unicità e complessità è importante compiere un intervento diagnostico precoce e multidisciplinare che sappia cogliere risorse e potenzialità.