Ictus cerebrale

Ictus cerebrale

cause, sintomi e trattamento


Indice

1.1 Definizione

1.1.1 Ictus ischemico

1.1.2 Ictus emorragico

1.2 Cause

1.3 Sintomi

1.4 Cura

1.4.1 Trattamento farmacologico in emergenza

1.4.2 Trattamento endovascolare in emergenza

1.4.3 Trattamento farmacologico per la cura dell’ictus non in emergenza e per la prevenzione

1.4.4 Trattamento farmacologico dei fattori di rischio

1.5 Prevenzione

1.6 Specialisti


Definzione

L'ictus, conosciuto anche come colpo apoplettico oinfarto cerebrale, è una grave condizione patologica, che si verifica quando avviene un’interruzione o una forte riduzione dell’apporto di sangue ad un’area circoscritta del cervello dovuta alla chiusura o alla rottura di un’arteria. L’ictus cerebrale è una delle cause più frequenti di morte o invalidità  in pazienti adulti: la maggior parte dei casi si verifica in soggetti con più di 65 anni, anche se è possibile che la patologia possa colpire individui più giovani. L'ictus si caratterizza per la sua insorgenza improvvisa e, per le sue caratteristiche di gravità, necessita di un intervento immediato: prima si agisce e minori saranno i danni cerebrali. Nei soggetti con malattie cardiovascolariil rischio di ictus è molto alto.

Utilizzando un criterio esclusivamente clinico, per parlare di ictus, i sintomi devono avere durata superiore alle 24 ore e non devono essere attribuibili a cause diverse dall'origine vascolare. Quando invece la sintomatologia si risolve spontaneamente e senza lasciare sequele nell’arco di 24 ore si parla di attacco ischemico transitorio (TIA). Utilizzando al contrario un criterio esclusivamente strumentale, si può parlare di ictus in tutte le situazioni in cui lo studio di Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) dell’encefalo documenta i segni irreversibili di un ischemia del tessuto cerebrale, indipendentemente dalla durata dei sintomi; si parla di TIA quando, al contrario, la RMN documenta dei reperti di normalità.

I soggetti che hanno avuto un TIA hanno maggiore probabilità di incorrere, in seguito, in un ictus vero e proprio.

Con riferimento alla tipologia del danno cerebrale, l’ictus può essere di origine ischemica o emorragica.

Ictus ischemico

L'ictus ischemico è la forma più frequente di ictus (85% circa dei casi). Avviene a causa del restringimento o della totale chiusura di uno dei vasi arteriosi che irrorano il cervello (ischemia). L'ictus ischemico può essere atero-trombotico (dovuto, cioè, alla formazione di un coagulo di sangue su una placca aterosclerotica presente sulla parete dell’arteria) o embolico (ossia causato dall’occlusione di un vaso arterioso del cervello da parte di un embolo – ovvero un aggregato di piastrine e fibrina – che si stacca da un trombo formatosi in altri distretti – per esempio nel cuore.

Ictus emorragico

L'ictus emorragico si verifica quando un vaso sanguigno che irrora il cervello si rompe causando un’emorragia cerebrale e provocando un danno ai tessuti. Nei casi particolarmente severi, il volume dell’ematoma può danneggiare per compressione diretta anche il tessuto cerebrale circostante non inizialmente colpito dallo stravaso ematico. Le principali cause di ictus emorragico sono: ipertensione arteriosa non adeguatamente  controllata, la presenza di una malformazione artero-venosa congenita, un aneurisma, un trauma cranico, farmaci.

In base alla sede dell’emorragia, l'ictus emorragico può essere classificato in: intra-assiale (ovvero la rottura del vaso sanguigno e la formazione dell’ematoma si verifica all'interno dell'encefalo) o extra-assiale (ovvero lo stravaso ematico avviene esternamente al tessuto cerebrale; quest’ultima forma comprende l’emorragia subaracnoidea (da rottura di un aneurisma) e l’ematoma sottodurale post-traumatico o spontaneo


Cause         

I fattori di rischio ad esso collegati vengono classificati in non modificabili, modificabili ed intermedi. Sono fattori non modificabili l’età (il rischio si manifesta soprattutto tra i 65 e gli 80 anni), il sesso (gli uomini sono più colpiti rispetto alle donne),  la familiarità, l’invecchiamento. Sono, invece, fattori modificabili quelli su cui è possibile agire efficacemente attraverso una corretta prevenzione: rientrano in questa categoria il fumo, l’alcol, una scorretta alimentazione e una vita sedentaria. Questi fattori, se protratti nel tempo, danno origine ai fattori di rischio intermedi, ossia ipertensione, aterosclerosi, malattie cardiache, obesità, diabete, ipercolesterolemia e aumento dei trigliceridi su cui è comunque agire mediante cure farmacologiche adeguate per ridurre il rischio che possano essere causa di patologie cerebrovascolari. Fra le più frequenti cause di ictus ischemico vi sono le cardiopatie aritmogene come la fibrillazione atriale, un’anomalia del ritmo cardiaco responsabile di circa il 20% dei casi.

In linea generale i fattori di rischio possono essere controllati con rimedi di natura comportamentale (cambiamento dello stile di vita) o farmacologici. Gli screening periodici possono essere un valido aiuto per soggetti con familiarità per le malattie cardiovascolari, ultracinquantenni, donne in gravidanza, ipertesi e diabetici.


Sintomi

I sintomi correlati ad un ictus si manifestano generalmente in maniera acuta. Abbastanza comune possono essere la comparsa di riduzione della forza fino alla paralisi completa di un braccio, una gamba o ambedue gli arti di uno stesso lato corporeo, la paralisi della metà del viso, un disturbo del linguaggio che può far sembrare la persona confusa, la parola che improvvisamente diventa biascicata, la perdita della sensibilità in una metà del corpo. Altre condizioni che devono mettere in allarme comprendono un'alterazione della vista che si caratterizza per un restringimento del campo visivo o un disturbo dell’equilibrio che si associa a nausea e vomito. Soprattutto nei casi di ictus emorragico questi sintomi possono associarsi anche ad una cefalea violenta.

Questo perché i sintomi dell’ictus dipendono dall'area di cervello che viene coinvolta dal disturbo, poiché regioni differenti dell'encefalo controllano regioni diverse del corpo: nello specifico, l'emisfero destro del cervello controlla la parte sinistra del corpo, mentre quello sinistro controlla la parte destra. Ciò significa che un danno della metà destra del cervello si manifesta, per esempio, con una debolezza o paralisi completa degli arti di sinistra e viceversa. Inoltre, a ciascun emisfero è legato anche il controllo di specifiche funzioni come per esempio linguaggio i cui centri nevralgici sono localizzati nell’emisfero cerebrale di sinistra.

Di fondamentale importanza è l'entità del danno: più il danno determinato dall'ictus è esteso più le conseguenze possono essere serie e potenzialmente letali. La tempestività del soccorso e trattamento sono essenziali per ridurre le conseguenze fisiche di un ictus. La sintomatologia può essere più o meno reversibile nel breve periodo; spesso, purtroppo, il recupero parziale o totale dai sintomi provocati da un ictus può richiedere un lungo periodo di riabilitazione motoria e/o delle funzioni cognitive (per esempio del linguaggio). Il recupero non è uguale per tutti, poiché dipende dalle cause, dall’estensione e dalla gravità dell’ictus, dai danni da esso provocati, dall'area del cervello interessata, dall’età, dallo stato generale di salute del paziente. Non è infrequente, purtroppo, che un ictus, indipendente dalla sua natura (ischemica o emorragica), lasci delle conseguenze importanti e irreversibili nel paziente colpito, come una paralisi degli arti di una metà corporea o una difficoltà nel linguaggio, più in generale una condizione fisica e cognitiva che limita in maniera importante l’autonomia della persona.

Quando si verifica un ictus gli esami strumentali a cui il paziente deve essere sottoposto sono basilari per capire la natura del disturbo (ischemica o emorragica), per identificare e quantificare l’area del cervello colpita e per definire le cause. Tali approfondimenti sono importanti per pianificare la terapia più appropriata e prevenire possibili ricadute future.
    

Cura

Il trattamento dell’ictus durante la sua fase acuta è strettamente correlato alla sua tipologia. Nei casi di ictus emorragico può essere necessario un intervento chirurgico per evacuare il sangue nel tessuto cerebrale che determina una compressione sulle aree ancora sane e, quando necessario, riparare un aneurisma rotto o una malformazione artero-venosa che lo hanno causato. In altre situazioni, quando il sanguinamento cerebrale non è esteso, può essere necessario solo monitorare il paziente in attesa che l’ematoma si riassorba e contemporaneamente agire sulle cause che che lo hanno determinato.

Se l’ictus è di tipo ischemico le opzioni terapeutiche a disposizione sono sicuramente maggiori. L’importante è però riconoscere subito i sintomi ed allertare i soccorsi per intervenire il prima possibile. Infatti, alcune delle procedure terapeutiche più innovative ed efficaci disponibili ad oggi possono essere messe in atto solo nelle primissime ore dall’insorgenza di un ictus ischemico.

Trattamento farmacologico in emergenza

Nei casi in cui l’ictus ischemico sia esordito da non piu di 4 ore e ½ è possibile sottoporre il paziente ad una terapia trombolitica che ha lo scopo di sciogliere il trombo che occlude l’arteria cerebrale. Il farmaco utilizzato si chiama attivatore tissutale del plasminogeno ricombinante (rTPA, nome commerciale Actylise) che viene somministrato endovena nell’arco di un’ora ad un dosaggio stabilito sulla base del peso corporeo del paziente. Il trattamento viene eseguito in centri ospedalieri specializzati sotto stretto monitoraggio medico. Ovviamente questo trattamento non può essere attuato nei casi di ictus emorragico, quando l’intervallo di tempo fra il momento di insorgenza dell’ictus e l’arrivo del paziente in ospedale è superiore alle 4 ore e ½  ed in tutti i casi in cui esiste per il paziente un aumentato rischio di complicanza emorragica a causa di condizioni cliniche concomitanti.

Trattamento endovascolare in emergenza

Un’altra possibilità terapeutica dell’ictus ischemico che sta trovando una sempre maggiore applicazione in centri ospedalieri altamente specializzati è la trombectomia meccanica. Questo è un trattamento endovascolare che prevede l’aspirazione o rimozione del trombo attraverso una sonda che inserita nell’arteria femorale viene guidata fino all’arteria cerebrale sede dell’occlusione. Questa metodica di trattamento può essere eseguita a condizione che la trombosi riguardi una delle arterie cerebrali di maggiore calibro ma trova applicazione anche in casi in cui il trattamento farmacologico con l’attivatore tissutale del plasminogeno è controindicato.

E’ di fondamentale importanza precisare comunque che, qualsiasi sia la causa, ai primi segni di un ictus il paziente vada in ospedale nel più breve tempo possibile per essere sottoposto ad accertamenti e  cure specialistiche, evitando perdite di tempo o l’assunzione non controllata di farmaci che potrebbero peggiorare la situazione o vanificare la possibilità di essere curati in maniera più efficace.

Trattamento farmacologico per la cura dell’ictus non in emergenza e per la prevenzione

Nei casi di ictus ischemico, in cui non sia possibile eseguire un trattamento fibrinolitico o endovascolare, può essere somministrato un farmaco antiaggregante piastrinico come l’acido acetilsalicilico (Aspirina) o il Clopidogrel. Questi farmaci, oltre ad essere efficaci nella fase acuta dell’ictus, vengono utilizzati comunemente per la prevenzione delle recidive. Caratteristiche simili ha la ticlopidina. L’utilizzo dei farmaci anticoagulanti (per esempio il warfarin), invece, è limitato alla prevenzione delle recidive di ictus e trova applicazione esclusivamente in condizioni cliniche particolari, per esempio nei pazienti con una cardiopatia aritmogena come la fibrillazione atriale.

Nei casi di ictus emorragico, al contrario, non esistono dei farmaci specifici. Superata la fase acuta diventa in questi casi fondamentale un controllo farmacologico dei fattori di rischio più rilevanti come la pressione arteriosa per evitare il ripetersi di eventi simili.

Trattamento farmacologico dei fattori di rischio

I betabloccanti, calcio antagonisti e ACE-inibitori, diminuendo la pressione arteriosa possono ridurre in modo importante il rischio di ictus, soprattutto nei pazienti di età inferiore ai 60 anni. Le statine sono, invece, indicate per i soggetti con colesterolo alto che presentano elevato rischio di ictus. I farmaci più utilizzati a tale scopo sono simvastatina e atorvastatina. Analogamente, è importante un adeguato controllo del diabete sia con misure farmacologiche che attraverso una dieta corretta.


Prevenzione

In merito alla prevenzione dell'ictus va sottolineato che essa non riguarda solo la fase che precede la comparsa del disturbo, ma anche i momenti successivi, in cui la patologia si è già manifestata e si vogliono evitare nuovi eventi. In entrambi i casi, efficaci misure di prevenzione comprendono sia il trattamento farmacologico di patologia croniche che hanno un ruolo nella genesi dell’ictus (ipertensione arteriosa, diabete mellito, dislipidemie e cardiopatie), che la correzione di alcuni stili di vita come una regolare attività fisica, una corretta alimentazione che contribuisca per esempio al controllo dei livelli di colesterolo o della pressione arteriosa (per esempio una dieta povera di sale e grassi) o l’abolizione di comportamenti a rischio come il fumo di sigaretta o l’assunzione eccessiva di bevande alcoliche.


Specialisti

Nel corso degli ultimi anni le sempre maggiori conoscenze acquisite sulla cura dell’ictus hanno definito una serie di figure professionali altamente specializzate nel trattamento della fase acuta, della fase riabilitativa e di quella della prevenzione. Nella maggior parte dei centri ospedalieri dove l’ictus può essere trattato in maniera innovativa ed efficace le figure professionali più rilevanti nella gestione della fase acuta sono quella del Neurologo con esperienza nel campo delle patologie cerebrovascolari e quella del Neuroradiologo Interventista e del Neurofisiopatologo. Il Neurochirurgo invece viene chiamato in causa soprattutto nei casi di ictus emorragico che richiedano un trattamento chirurgico. La fase riabilitativa coinvolge invece altre figure fra cui il Medico riabilitativo, il Fisiatra, il Fisioterapista, Il Logopedista e il Terapista Occupazionale e lo Psicologo.


Lo Spettabile Dott. Aldobrando Broccolini, Neurologo prenotabile sul nostro portale, ha risposto alla nostra richiesta di un suo commento su questa patologia con un approfondimento sul trattamento della stessa:

L’ictus è una patologia di grande rilievo per la sua frequenza nella popolazione e per le conseguenze sul livello di autonomia dei pazienti colpiti. Negli ultimi anni sono state sviluppate metodiche innovative sul trattamento dell’ictus che permettono di modificare significativamente la prognosi sia grazie a cure specifiche nella fase acuta che attraverso misure di prevenzione.