Devitalizzazione dente

Devitalizzazione dente

cos’è, a cosa serve, la preparazione, l’esecuzione, gli specialisti e i risultati


Indice

1.1 Definzione 
1.1.1 Differenza tra devitalizzazione e otturazione
1.2 Applicazioni
1.3 Esecuzione
1.3.1 Preparazione
1.3.2 Procedura
1.3.3 Dopo l’intervento
1.4 Specialisti
1.5 Rischi


Defrinizione
La devitalizzazione del dente è un intervento di chirurgia endodontica, che interviene, cioè, all'interno del dente, finalizzato alla cura degli elementi dentari seriamente compromessi da carie profonde o da traumi gravi, che hanno irreversibilmente danneggiato la polpa dentale.
Differenza tra devitalizzazione e otturazione
Sia la devitalizzazione che l'otturazione sono interventi odontoiatrici conservativi, ossia finalizzati a risanare un’infezione dentale senza ricorrere a interventi drastici come l'estrazione del dente. La differenza tra devitalizzazione e otturazione è che, mentre la prima è finalizzata a rimuovere la polpa (tessuto vasculo-nervoso) di un dente notevolmente danneggiato da processi cariogeni estesi o da infezioni alla polpa o da traumi di grado elevato, la seconda viene normalmente eseguita per risanare denti colpiti da carie superficiali o di grado moderato, che non coinvolgono la polpa dentale (la procedura garantisce il completo ripristino di morfologia, struttura ed integrità del dente interessato).


Applicazioni
La devitalizzazione del dente serve, principalmente, a scongiurare un'estrazione. E’ necessaria nei casi in cui vi siano elementi dentari fortemente danneggiati da carie profonde o da traumi severi. In tali casi, la polpa dentale si infiamma o si infetta, causando, nella maggior parte delle situazioni, dolore, sensibilità prolungata al caldo o al freddo, gonfiori dei tessuti gengivali circostanti.
A volte, occorre devitalizzare un dente anche in assenza di dolore o perché asportando la parte malata si invade la zona del nervo o per motivi estetici (nei casi in cui il dente va limato per mettere altri denti mediante un ponte).

Esecuzione
La devitalizzazione del dente si esegue effettuando tre principali step:
rimozione della polpa dentale infetta e malata;
sostituzione della polpa dentale con un particolare materiale chiamato guttaperca (materiale biocompatibile e naturale simile al caucciù), immerso in una soluzione resinosa sigillante ;
ricostruzione del dente mediante l’ausilio di perni in fibra di vetro/carbonio.
Preparazione
L’intervento viene effettuato ambulatorialmente, a seguito di visita accurata e radiografia del dente malato. Nella fase di preparazione alla devitalizzazione del dente viene eseguita l’anestesia locale in corrispondenza del dente da devitalizzare, dopodiché viene collocato sulla zona un piccolo foglio di lattice (diga), che serve a isolare dall’ambiente orale uno o più denti in corso di trattamento, consentendo non soltanto l’eliminazione della saliva dalla zona operatoria, ma anche una modesta e temporanea retrazione della gengiva.
Con il suo impiego, infatti, quasi tutti gli interventi di natura conservativa potranno essere attuati in modo migliore potendo disporre di un campo asciutto non contaminato durante tutte le fasi di lavoro.
Procedura
La procedura di devitalizzazione, effettuata con l’utilizzo di appositi strumenti, prevede la foratura della corona del dente (per consentire l'accesso alla polpa danneggiata o infetta), la rimozione della polpa dentale, la disinfezione e il riempimento del canale radicolare con un materiale biocompatibile simile alla gomma naturale/caucciù (guttaperca), usato in combinazione con un cemento adesivo.
Nella maggioranza dei casi, l'apertura viene sigillata con un'apposita otturazione temporanea (per impedire un eventuale ingresso di batteri), rimossa dal dentista prima di effettuare la ricostruzione del dente.
Nella seduta successiva, il dente viene ricostruito mediante l’utilizzo di appositi perni in fibra di vetro/carbonio al fine di solidarizzare l’elemento dentario e ridurre il rischio di frattura post-operatoria.
In seguito, il dente viene limato, al fine di poter inserire a protezione una corona dentale artificiale (capsula) per ricostruzione del dente devitalizzato per proteggerlo e per permettergli di avere, nuovamente, una completa funzionalità. Incapsulare un dente consente di minimizzare il rischio di future fratture dentali (un dente devitalizzato è più fragile di un dente “vitale” perché si vanno a riassorbire i legamenti parodontali che fungono da “ammortizzatori” durante la masticazione).
Oggi, grazie alle moderne tecnologie (rilevatori di apice e micromotori dedicati) e al miglioramento delle procedure di anestesia, la devitalizzazione non fa male ed è una una pratica sicura.
Il dolore, che può comparire una volta finito l’effetto dell'anestesia, può essere tuttavia facilmente gestito con appositi farmaci analgesici.
La durata delle sedute per una devitalizzazione dipende dall’elemento dentario da trattare. Con l’aumentare del numero delle radici dentali (es. nei molari) aumenta la durata della seduta, in alcuni casi la procedura necessita di una o più sedute. Ad ogni modo poter decidere, insieme allo specialista, la durata ed il numero delle sedute in base alle esigenze del paziente può evitare ricordi spiacevoli di questo tipo di terapia. In altre parole, programmare le tempistiche di trattamento medie può rendere la vita più semplice sia per il paziente che per lo specialista.
Dopo l’intervento
Dente devitalizzato sensibile: dopo l’intervento, per 15-20 giorni, è possibile che si manifesti ipersensibilità dentale. Il dente, dopo la devitalizzazione, riprende la normale funzionalità, anche se è un po’ più fragile rispetto agli altri denti.

Specialisti
Specialisti nella devitalizzazione del dente: la procedura va effettuata da medici specialisti esperti in endodonzia (quindi, da un odontoiatra o dentista specializzato in diagnosi e trattamento di infezioni o traumi a carico della polpa dentale).


Rischi
I progressi nel campo dell’endodonzia hanno reso possibile il recupero di denti che fino a pochi anni fa sarebbero stati irrimediabilmente persi.
Come ogni trattamento, anche la devitalizzazione del dente può comportare dei rischi, anche se oggi, nella maggior parte dei casi, la devitalizzazione presenta un'alta percentuale di riuscita e poche complicanze.
I rischi della devitalizzazione del dente possono essere: 

  • possibile danneggiamento del dente se, dopo la prima seduta di devitalizzazione, non si rispettano alcuni accorgimenti in fase di masticazione;
  • possibile alterazione della naturale cromia del dente (colorazione più carica rispetto al bianco) che può arrivare fino al dente nero;
  • dente devitalizzato che pulsa;
  • devitalizzazione parziale, che può lasciare in fondo alla radice del materiale infetto (ciò soprattutto se l’infezione si trova in sede da parecchio tempo);
  • denti marci e infetti;
  • necessità di estrazione del dente devitalizzato, in alcuni casi di devitalizzazione riuscita male.

E’, comunque, fondamentale seguire una corretta igiene orale, che includa l’uso di spazzolino e filo interdentale, controlli regolari e ablazioni del tartaro. In genere, i denti devitalizzati hanno lo stesso arco di vita degli altri denti. In alcuni casi, il dente devitalizzato non guarisce o il dolore persiste: quando ciò avviene, il dente può essere salvato effettuando un ritrattamento canalare.


Lo Spettabile Dott. Paolo Laloè, Dentista prenotabile sul nostro portale, ha risposto alla nostra richiesta di un suo commento su questa procedura con un approfondimento sui casi di applicazione della stessa:

La moderna odontoiatria si prefigge, come principale obiettivo, di conservare quanto più a lungo gli elementi dentari permanenti nella loro sede d'origine, lasciando l'estrazione come ultima ipotesi terapeutica. In caso di infezioni dentali gravi si dovrebbe in primis cercare la soluzione più adatta per scongiurare l’estrazione dentale e, in simili circostanze, la devitalizzazione costituisce la strategia chirurgica d'elezione.