Protesi anca

Protesi anca

cos’è, la preparazione, l’esecuzione, gli specialisti

Indice
1.1 Definizione
1.1.1 Tipologie di protesi
1.2 Applicazioni
1.3 Quando ricorrere all'intervento
1.4 Procedura
1.4.1 Preparazione  
1.4.2 Intervento
1.4.3 Dopo l’intervento
1.5 Specialisti
1.6 Rischi

Definizione
La protesi d’anca consiste nella sostituzione chirurgica della naturale articolazione che unisce femore e acetabolo con una artificiale, in grado di svolgerne le funzioni e di emularne fedelmente tutti i normali movimenti per un recupero totale della mobilità dell’anca. Va detto che questo intervento rappresenta l’unica soluzione possibile in caso di degenerazione avanzata dell’articolazione in oggetto. La durata della protesi d’anca è variabile e tra le eventuali complicanze legate a questo intervento segnaliamo la possibilità che si manifesti dolore a livello muscolare.

Tipologie di protesi
Le protesi d’anca variano a seconda di come vengono inserite nell’osso. Ne distinguiamo tre tipologie principali:

  • protesi non cementate: in questo caso il fissaggio della protesi artificiale non richiede l’impiego di sostanze di riempimento, ma si ha attraverso l’ancoraggio con il tessuto osseo, in quanto quest’ultimo è ancora in buone condizioni;
  • protesi cementate: il fissaggio della protesi all’osso si ha tramite tecnica di cementazione, la quale prevede l’utilizzo di una sostanza di riempimento denominata polimetilmetacrilato. L’interposizione di questa materia plastica garantisce la perfetta aderenza della protesi all’osso;
  • protesi ibride: in questo caso una delle due componenti della protesi (stelo o cotile) viene cementata e l’altra no. Si tratta senz’altro della soluzione meno diffusa.                     

I materiali utilizzati per le protesi d’anca sono diversi. Lo stelo femorale e la coppa, in genere, sono in lega metallica (leghe di titanio o di cobalto-cromo); l'inserto e la testa, invece, possono essere realizzati in metallo, in plastica (polietilene) o in ceramica.

Si tratta, a ogni modo, di materiali anallergici che non provocano rigetto.

In luogo del tradizionale intervento è possibile ricorrere all’endoprotesi d’anca, che prevede la sola sostituzione dello stelo femorale che sarà articolato con il cotile naturale del paziente. Questa soluzione è raccomandata per i pazienti anziani che si sono fratturati il femore e per i soggetti affetti da gravi patologie generali. L’endoprotesi, infatti, riduce i rischi legati all’intervento e consente un recupero assai più rapido.

Applicazioni
La protesi d’anca è la soluzione chirurgica più efficace per restituire la normale mobilità all’articolazione che unisce femore e acetabolo. Essa, infatti, permette l’asportazione chirurgica delle superfici articolari artrosiche che risultano danneggiate e che ostacolano il naturale movimento dell’anca.


Quando ricorrere all'intervento?
Si consiglia di optare per la sostituzione protesica dell’anca nei seguenti casi:

  • pazienti affetti da artrosi all’anca (coxartrosi anca) non più curabile tramite cure mediche e/o fisioterapiche e caratterizzata da un significativo dolore e da limitazione dei movimenti;
  • pazienti affetti da artriti non settiche (come, ad esempio, l’artrite reumatoide) che abbiano danneggiata in maniera non reversibile l’articolazione;
  • pazienti che abbiano subito la frattura del collo del femore;
  • pazienti cui è stato diagnosticato uno stadio avanzato di necrosi cefalica;
  • pazienti affetti da displasia o lussazione congenita dell’anca.

Procedura
L’impianto della protesi d’anca, che dura all’incirca tra i 60 e i 90 minuti, può essere suddiviso in tre fasi principali:

  1. incisione della pelle;
  2. asportazione chirurgica dell'articolazione danneggiata;
  3. preparazione della cavità acetabolare e del femore ad accogliere la protesi;
  4. sostituzione con un'articolazione artificiale.

Preparazione
La preparazione dell’impianto di protesi d’anca prevede che il paziente si mantenga attivo al fine di mantenere una buona forma fisica in vista dell’intervento e del decorso post-operatorio. Si raccomanda, inoltre di seguire una dieta genuina e ricca di ferro, di eliminare il vizio del fumo e di comunicare allo specialista le eventuali terapie farmacologiche che si stanno seguendo. Va detto, inoltre, che il giorno dell'intervento è previsto che il paziente resti a digiuno. Prima di procedere con l’operazione poi, sarà effettuata l’anestesia spinale o totale.

Intervento
L’intervento protesi all’anca in sé non fa male in quanto viene effettuato in anestesia locale o totale. Lo specialista, provvederà all’asportazione chirurgica della parte ossea femorale e/o di quella acetabolare danneggiate; a questo punto provvederà a inserire l’anca artificiale, generalmente in lega metallica. Il fissaggio della protesi si effettua con una sostanza di riempimento, denominata “cemento”, o in alternativa con la tecnica di fissaggio a pressione. Ma quanto dura? L’intervento chirurgico dura circa una o due ore.

Per quanto riguarda la protesi d’anca con tecnica mini-invasiva va detto che essa prevede l'inserimento della protesi tramite una incisione cutanea minima.       

Dopo l’intervento
Il decorso post intervento protesi d’anca prevede che il paziente si attenga a determinate regole, al fine di favorire il processo di guarigione. In base a quanto prescritto dal protocollo riabilitativo post-operatorio per protesi d’anca, il paziente deve effettuare una serie di esercizi finalizzati a rieducare la gamba a compiere le abituali funzioni.

Quali sono esattamente i tempi di recupero dell’intervento di protesi all’anca? Il paziente viene messo in piedi il giorno successivo all’intervento e inizia a camminare con le stampelle il giorno dopo, utilizzandole fino a 2 mesi.

Generalmente, il pieno recupero e la ripresa delle abituali attività si ha dopo 2 o 3 mesi.

Quando si torna a camminare? In realtà non esiste un tempo standard, ma varia da individuo a individuo.

Quanto dura la protesi? Come già accennato in precedenza la durata della protesi è variabile. Essa, infatti, è influenzata da diversi fattori: le condizioni generali del paziente, il tipo di attività svolta, la ginnastica quotidiana, la tecnica operatoria.

Specialisti
A quale specialista bisogna rivolgersi per l’impianto di protesi d’anca? In prima istanza bisogna rivolgersi a un ortopedico che effettui la diagnosi e che proceda con l’intervento, mentre in fase di riabilitazione è opportuno rivolgersi a un fisioterapista e ad un  medico riabilitativo.


Rischi
Tra le principali complicazioni della protesi all’anca segnaliamo le seguenti:      

  1. dolori muscolari dopo l’impianto;
  2. infezione della protesi;
  3. lussazione della protesi all’anca;
  4. protesi difettose;
  5. rischio di sviluppare una tromboembolia.


Lo Spettabile Dott. Antonio Croce, Ortopedico, prenotabile sul nostro portale, ha risposto alla nostra richiesta di un suo commento su questo intervento, con un consiglio ai pazienti che vi si sono sottoposti:
Il paziente deve sempre ricordare che porta un’articolazione artificiale, la quale, per mantenere la stabilità, necessità di un osso forte. Per questo è vivamente consigliato eseguire esercizi di ginnastica tutti i giorni, controllare l’osteoporosi con MOC ripetute ed eseguire “tagliandi” radiologici ogni due anni, non solo per mantenere il movimento della protesi, ma per farla durare a lungo, anche oltre i 20 anni.