Photolangage

Photolangage

In psicologia negli ultimi anni è stato dato molto spazio alle terapie alternative rispetto a quelle istituzionali, per far sì che possano gettare un nuovo sguardo su alcuni disturbi del comportamento o su alcune difficoltà di socializzazione presenti in determinati pazienti. Tra questi metodi c'è quello del Photolangage, che consente una più libera espressione delle proprie emozioni facendo leva non sulla parola bensì sul potere delle immagini.

Cos'è
Il Photolangage (letteralmente "linguaggio delle foto") viene definito come tecnica di mediazione artistica, dal momento che i risultati vengono ottenuti attraverso azioni legate all'arte, come la fotografia, la pittura, o ad altre espressioni creative. Nato nel 1965 in Francia, a Lione, all'interno della scuola Jean Bergeret, questo metodo non è stato cercato ma è venuto fuori in maniera del tutto casuale. Il merito va a degli psicologi, tra cui Claudine Vacheret, che all'epoca, lavorando con un gruppo di ragazzi, ebbero l'intuizione di poter ottenere un'espressione più completa da parte dei piccoli pazienti attraverso delle fotografie. Perfezionatosi negli anni, il Photolangage consente anche alle persone che fanno fatica a rivelare le loro più profonde emozioni in gruppo di potersi esprimere liberamente. Oggi questo metodo viene applicato con molto successo in tutti i casi di comportamenti ossessivi-compulsivi, ansia cronica, dipendenze patologiche, oppure nella formazione degli adulti in campo comunicativo e relazionale.

Come si esegue
Una seduta di Photolangage in psicologia dura più o meno un'ora e si svolge, nel caso in cui i pazienti siano adolescenti, una volta alla settimana in un gruppo formato da cinque/otto persone, mentre nel caso degli adulti il gruppo può essere costituito anche da quindici persone e le sedute sono due o tre alla settimana. I pazienti vengono riuniti in una stanza, seduti di fronte ad alcuni tavoli su cui sono state posizionate delle fotografie con copyright. A questo punto lo psicologo lancia una domanda (che cambia per ogni seduta e dovrà essere, all'inizio, molto impersonale) e chiede ai partecipanti di rispondere attraverso la scelta di alcune foto. Le foto scelte possono essere anche le stesse per più pazienti. Dopo la scelta effettuata, lo psicologo dà inizio alla discussione in cui ognuno dei partecipanti alla seduta spiega le motivazioni della sua scelta ed ascolta attivamente le spiegazioni degli altri. 

Risultato
Attraverso l'utilizzo delle fotografie si ottengono dei buoni risultati su tutti quei soggetti incapaci di tirare fuori la rabbia, che soffrono di disturbi psicosomatici e di difficoltà di relazione. Questo tipo di personalità durante ogni seduta di Photolangage si sente privata di responsabilità nel giudicare una fotografia e non un essere umano, per cui riesce ad esprimersi al meglio, addirittura attraverso la violenza verbale, liberandosi di blocchi e paure. Il confronto e lo scambio con i pareri degli altri pazienti, inoltre, consente di aprirsi all'altro, sviluppare notevolmente la capacità di ascolto attivo e lavorare sull'empatia. Grandi risultati si sono ottenuti, a questo proposito, su alcolisti, tossicodipendenti, anziani, adolescenti problematici.

Altre informazioni
Le sedute di Photolangage possono essere seguite a pagamento presso psicologi e psicoterapeuti specializzati nell'utilizzo di questa tecnica. Spesso alcuni incontri vengono organizzati anche all'interno di scuole o centri culturali e, talvolta, per iniziativa dei Comuni