Pet therapy

Pet therapy

cos’è, a cosa serve, specialisti, benefici ed ultime tendenze

Indice

1.1 Definizione

1.1.1 Pet therapy e bambini

1.1.2 Pet therapy e anziani

1.1.3 Pet therapy e autismo

1.2 Applicazioni

1.3 Come funziona

1.4 Gli specialisti

1.5 I benefici

1.6 Le ultime tendenze



Definizione

La pet therapy o terapia per gli animali, denominata anche Animal-Assisted Therapy (AAT), designa una pratica terapeutica dolce che sfrutta i benefici dell’interazione tra uomo e animali da compagnia. Questa interazione, infatti, è in grado di stimolare la sfera emozionale dell’individuo, favorendone l’apertura verso il mondo esterno e promuovendo nuove strategie comunicative. Il termine pet therapy fu utilizzato per la prima volta negli anni sessanta dallo psichiatra statunitense Boris Levinson, il quale aveva notato l’effetto benefico che il suo cane Jingles produceva su un paziente autistico.    

Ma qual è la storia della pet therapy? Si tratta di una storia piuttosto lunga: essa, infatti, è stata messa in pratica sin dai tempi degli antichi egizi e dei greci, i quali credevano che gli animali potessero essere d’aiuto alle persone malate. In epoca moderna poi, gli animali sono stati utilizzati per migliorare le condizioni dei soggetti disabili e di coloro che erano affetti da malattie mentali (si pensi, ad esempio, alla pratica terapeutica finalizzata a migliorare l’autocontrollo del paziente  che fu promossa, alla fine del settecento, dallo psicologo William Tuke). Nel 1867 poi, in Germania, gli animali domestici furono impiegati, all’interno del Bethel Hospital, per supportare i pazienti epilettici. Nel 1919, per volontà del Ministro degli Interni statunitense, i cani aiutarono i reduci della Grande Guerra a superare la loro depressione. Dopo la seconda guerra mondiale, invece, la Croce Rossa americana promosse per gli ex soldati una terapia di reintegrazione sociale basata sul contatto con gli animali da fattoria.

Ricordiamo che gli animali utilizzati solitamente per questa pratica terapeutica sono i seguenti:

  1. i gatti, in questo caso si parla di cat therapy;

  2. i cani addestrati (tra le razze più adatte vi sono i Labrador), in questo caso si parla di dog therapy;

  3. onoterapia o pet therapy con gli asini;

  4. terapia con cavalli;

  5. i conigli.

Pet therapy e bambini

Relazionarsi in maniera positiva con un animale da compagnia può essere molto importante per lo sviluppo cognitivo ed emotivo del bambino. Questa pratica, infatti, gli consente di sviluppare nuove e più efficaci abilità di apprendimento e, nel contempo, di imparare a prendersi cura di una creatura diversa da sé. D’altra parte è stato dimostrato che la vicinanza con un pet favorisce nel bambino la creatività e la capacità di osservazione. Un percorso di educazione e riabilitazione con la pet therapy, del resto, può rivelarsi fondamentale per i bambini con disabilità: grazie al rapporto affettivo autentico e incondizionato con l’animale, infatti, il bambino può trovare la forza e le motivazioni necessarie ad affrontare con nuovo entusiasmo i piccoli problemi quotidiani.  

Pet therapy e anziani

Gli animali da compagnia sono in grado di migliorare anche la qualità della vita delle persone anziane: grazie al gioco e all’accudimento è infatti possibile ritrovare la propria stabilità emotiva, l’allegria e il buonumore. Non a caso oggi sono numerose le case di riposo che hanno aperto le porte a cani e gatti: se un tempo l’anziano si occupava di figli e nipoti, oggi si prende cura degli animali domestici.

Pet therapy e autismo

Nelle persone affette da autismo e che sono state coinvolte in un programma terapeutico basato sulla interazione con un pet, è stato riscontrato un significativo miglioramento dell’attenzione e una maggiore padronanza nel controllare il proprio corpo. Si tratta di una immensa conquista per questa categoria di pazienti, i quali, generalmente, sono incapaci di concentrarsi e compiono movimenti estemporanei e violenti che non sono in grado di gestire.


Applicazioni

La pet therapy è una pratica terapeutica che si avvale degli animali domestici (e non solo) per migliorare il benessere psico-fisico degli individui. In linea generale essa è in grado di infrangere il silenzio e di promuovere il pensiero positivo: basandosi, infatti, su un linguaggio basic e ripetitivo esercita nel parlante un effetto calmante e rassicurante. L’uso terapeutico degli animali da compagnia, in particolare, può essere molto utili per i soggetti colpiti da depressione: gli animali, infatti, producono una serie di stimolazioni utili a spezzare i circoli viziosi tipici del depresso, offrendogli spunti per uscire dall’isolamento e per migliorare gradualmente il tono dell’umore. I benefici della pet therapy sono efficaci anche nei soggetti affetti da morbo di Alzheimer. È stato dimostrato, infatti, che gli animali da affezione, sono in grado di migliorare i parametri comportamentali e cognitivi dei pazienti affetti da Alzheimer, ricoverati in apposite strutture sanitarie.


Come funziona

Bisogna partire dal presupposto che il rapporto animale-paziente si basa sulla totale assenza di pregiudizi e su un profondo legame affettivo, che rassicura, aumenta l’autostima e favorisce le relazioni sociali. Il pet, in altri termini, stimola le energie positive del paziente e gli rende più accettabile il disagio, sia esso fisico o psichico, di cui è portatore.

La Conferenza Stato Regioni ha approvato l’Accordo e le linee guida nazionali pet therapy e interventi assistiti con animali, che prevedono le medesime regole sull’intero territorio nazionale e stabiliscono gli standard qualitativi di riferimento per la corretta applicazione di questa terapia di supporto, allo scopo di tutelare sia i pazienti che gli animali da affezione.


Gli specialisti

Gli specialisti che si occupano di pet therapy sono lo psicologo e, talora, anche lo psichiatra. Tuttavia non si esclude che questa disciplina, che sta prendendo sempre più piede, faccia nascere una nuova figura professionale (lo specialista in pet therapy). 


I benefici

I benefici della pet therapy sono numerosi, come dimostrato da diverse ricerche scientifiche sul campo. In particolare l’interazione con un animale da affezione sarebbe in grado di:

  1. abbassare la pressione sanguigna e regolarizzare la frequenza cardiaca;

  2. migliorare il benessere psicologico dell’individuo, in quanto la relazione ludica con il pet consente di allentare le tensioni e di promuovere il pensiero positivo;

  3. contrastare in maniera efficace la solitudine e il senso di alienazione;

  4. ridurre il livello di stress, in quanto la comunicazione semplice e autentica con l’animale produce un effetto rilassante;

  5. aumentare il senso di responsabilità, in quanto il rapporto con un animale da compagnia implica l’impegno a prendersi cura di lui;

  6. favorire il sentimento empatico, in quanto l’animale riesce a comunicare a un livello più profondo con l’essere umano;

  7. superare l’egocentrismo e favorire il senso di comunione con la natura e il mondo animale.


Le ultime tendenze

In Italia la pet therapy sta prendendo sempre più piede e viene utilizzata, in particolare, come co-terapia di supporto per i bambini autistici, per i portatori di handicap e per gli anziani (in molte case di riposo è possibile contare sulla presenza degli amici a 4 zampe!). D’altra parte va detto che una recente studio, che ha messo insieme i risultati di 250 ricerche condotte sui benefici della pet therapy, ha rilevato che essa è in grado di influenzare in maniera positiva:

  1. i pazienti affetti da autismo;

  2. i pazienti che devono affrontare una riabilitazione fisica;

  3. i soggetti con problemi di natura comportamentale e/o che presentano disordini emotivi.



Lo Spettabile Dott.ssa Marina Marraccini, Psicologa e Psicoterapeuta prenotabile sul nostro portale, ha risposto alla nostra richiesta di un suo commento su questa terapia con un approfondimento sull’applicazione della stessa:

La pet therapy nel mondo dei bambini come prevenzione

Nelle fattorie didattiche i bambini trovano il luogo che unisce la loro esperienza urbana a quella della fattoria a contatto con la natura e gli animali come: galline, conigli, asini, cavalli e cani.

I bambini nelle fattorie didattiche prendono contatto con odori, sensazioni e ruoli nuovi. I bambini sviluppano la manualità, la motricità, il senso di responsabilità e l'autostima nel sentirsi utili nell'accudire gli animali. La pet-therapy nelle fattorie didattiche è stimolante e gratificante anche per gli anziani che trovano una dimensione che gli offre uno spazio che li accoglie e li fa sentire utili socialmente nel mondo della natura e degli animali.

La pet therapy e i malati di Alzheimer

La presenza di animali domestici nella vita di un malato di Alzheimer stimola in modo attivo e positivo alcuni parametri cognitivi, sensoriali e comportamentali.

Il malato instaura un rapporto con l'animale accudendolo, accarezzandolo e questa relazione ancòra il soggetto al qui e ora e spesso rievoca in lui ricordi piacevoli migliorando il tono dell'umore.