Sifilide

Sifilide

cause, sintomi e rimedi

Indice

1.1 Definizione

1.1.1 Sifilide congenita

1.1.2 Sifilide in gravidanza

1.2 Cause

1.3 Sintomi

1.3.1 Sifilide primaria

1.3.2 Sifilide secondaria

1.3.3 Sifilide terziaria

1.4 Cura

1.4.1 Rimedi medici

1.4.2  Farmaci

1.4.3 Rimedi naturali

1.5 Specialisti

1.6 Prevenzione

1.7 Pericoli

 

Definizione
La sifilide, denominata anche mal francese o lue, è una malattia sessualmente trasmissibile (mst) maschile e femminile, diffusa in tutto il mondo da più di 500 anni. Se non curata, la patologia può causare gravi problemi di salute e aumentare il rischio di contrarre l’HIV.

Nella sifilide genitale la lesione primaria si presenta, appunto, a livello degli organi genitali. Le manifestazioni dell’infezione, da non confondere con l’impetigine o il mollusco contagioso o la parapsoriasi, nei diversi stadi, interessano varie parti del corpo.

Tra le altre malattie veneree più conosciute ci sono clamidia, gonorrea, candida.

Sifilide congenita
Si parla di sifilide congenita quando la malattia si trasmette dalla madre al feto: il contagio avviene, il più delle volte, per via transplacentare, anche se potenzialmente può capitare anche durante la nascita o l'allattamento (qualora i capezzoli presentino sifiloderma o sifiloma).

La sifilide congenita può essere precoce e tardiva, a seconda che le manifestazioni sopravvengano prima o dopo i due anni. In alcune situazioni, la malattia rimane silente per tutta la vita.

Sifilide in gravidanza
Lo screening durante i primi 3 mesi di gravidanza è molto importante, poiché un appropriato trattamento farmacologico, effettuato entro la fine del 4° mese, può scongiurare l'infezione del feto.

Benché la sifilide in gravidanza possa essere trasmessa in qualsiasi fase, solitamente il passaggio del batterio responsabile, da madre a figlio, avviene dopo la 16° settimana di gestazione, quando la placenta è già formata ed è più a rischio di infezione.

Più è recente lo stadio della malattia nella madre, maggiori sono probabilità che il feto contragga la sifilide. Il contagio è molto pericoloso, poiché:

  • nel 25% dei casi il feto muore (e si ha un aborto);
  • in circa il 25-30% dei casi il bimbo muore dopo la nascita;
  • nel 50% dei casi il bimbo riesce a sopravvivere, ma sviluppa infezioni gravi che peggiorano col passare del tempo.

 

Cause
L'infezione, originata dal batterio Treponema pallidum, si trasmette solitamente mediante rapporto sessuale genitale, ano genitale e orogenitale (sifilide acquisita), tuttavia il contagio può avvenire anche per via transplacentare o transcutanea. I batteri, infatti, penetrano nell’organismo attraverso microtagli o abrasioni, sia della pelle che delle mucose.

La sifilide si prende anche attraverso la trasfusione di sangue infetto, con l’uso di oggetti di persone infette (come siringhe e rasoi) o per manipolazione di campioni infetti (tra le cause di contagio professionale).

Meno frequentemente, la malattia si diffonde tramite stretto contatto diretto con una lesione attiva (a esempio, durante il bacio), mentre non si trasmette con la condivisione di gabinetto, indumenti, vasca, posate, piscine o saune.

La sifilide è contagiosa nello stadio primario, secondario e, a volte, all’inizio del periodo latente. Dopo il contagio i batteri entrano nell'organismo raggiungendo il flusso ematico e, potenzialmente, possono invadere qualsiasi tessuto o organo.

 

Sintomi
La diagnosi di sifilide avviene attraverso l'osservazione diretta dei sintomi e può essere confermata mediante l'esame al microscopio di un campione di tessuto prelevato dalla ferita o con indagini sierologiche.

Esami per la sifilide: solitamente, vengono eseguiti due tipi di test diagnosi sierologia lue, ossia quelli non specifici per il Treponema, tra cui il il Rapid Plasma Reagin (RPR) e il Venereal Disease Research Laboratory (VDRL) e quelli Treponema-specifici, come il Treponema Pallidum Haemoagglutination Assay (TPHA). Il test per la sifilide dopo quanto tempo è attendibile? Il test RPR si positivizza dopo la quarta settimana, il VDRL tra l’ottavo e il quindicesimo giorno dalla comparsa del sifiloma primario (ma può indicare anche la presenza di altre malattie), mentre il TPHA intorno alla decima settimana di infezione (pertanto, non è d’aiuto negli stadi precoci).
Dopo il contagio, il periodo di incubazione (in cui il batterio si replica nell'organismo) si protrae per circa 3 settimane. Alla fine di questa prima fase, asintomatica, si manifestano i primi sintomi (sifiloma iniziale: lesione papulosa rosacea localizzata, circolare e con margini netti). Se l’infezione non viene adeguatamente curata può progredire infettando tutto il corpo.

Sintomi della sifilide nell’uomo: le più frequenti localizzazioni del sifiloma iniziale sono la cute scrotale, lo sbocco dell'uretra sul pene, il solco balano-prepuziale e la regione in prossimità dell'ano. Anche se più raramente, la lesione può manifestarsi sulle mani o nel cavo orale: in quest’ultimo caso si parla di  sifiloma alla bocca (lingua, gengive, labbra, faringe) o al naso.

Sintomi della sifilide nella donna: la comparsa del sifiloma iniziale avviene generalmente sulla zona di contatto sessuale, soprattutto a livello di vulva, cervice, vagina e perineo, oppure in sede anale-rettale o nel cavo orale.
In genere, le caratteristiche macchie della sifilide si manifestano, sia nell’uomo che nella donna, nello stadio secondario. Nelle zone più umide, si può verificare anche la comparsa di chiazze ispessite, rosa o grigie, ossia di condilomi ad apice appiattito da non confondere con le verruche genitali.

Specificatamente, la malattia evolve in 3 stadi, ognuno dei quali è contraddistinto da sintomi diversi.

Sifilide primaria
I sintomi del primo stadio dell’infezione, detto sifilide primaria, compaiono solitamente dopo 2-3 settimane dal rapporto sessuale con un soggetto infetto. Il sifiloma iniziale (contagioso) è una piccola piaga rossastra che compare nell’area in cui è avvenuto il contagio (generalmente pene, vagina, ano, retto, bocca, areole mammarie): normalmente, non causa prurito o dolore, ma va presto incontro ad ulcerazione.

Sifilide secondaria
Alla guarigione dal sifiloma iniziale, che avviene mediamente dopo 6 settimane, possono manifestarsi delle eruzioni cutanee diffuse, associate ad ingrossamento dei linfonodi e febbre. I batteri della sifilide entrano nel sangue e la malattia si estende a tutto il corpo, causando sintomi molto differenti: sulle mucose e sulla cute del tronco e degli arti superiori spuntano piccole macchie rosse, note nel loro complesso come roseola, non pruriginose, che permangono per circa due mesi. Macchie della pelle bianche o verdi, simili a verruche e molto contagiose, possono comparire nelle aree umide intorno alla bocca, alla vagina e all’ano. Talora vengono coinvolti anche i follicoli piliferi: ciò provoca la comparsa di alopecia e il diradamento delle sopracciglia. Inoltre, la sifilide secondaria può essere accompagnata da febbre, mal di gola, mal di testa, senso di malessere generale, dolore ai muscoli, dolore alle articolazioni, inappetenza, perdita di peso. In questa fase, la sifilide può colpire anche i reni, il fegato e gli occhi o causare la meningite.

Dal contagio al termine dello stadio secondario si parla di sifilide recente, che può durare da 60 giorni a 1 o 2 anni. Successivamente, i sintomi della sifilide secondaria possono scomparire spontaneamente, entrare in una fase latente (asintomatica) o avanzare verso lo stadio terziario.

Sifilide terziaria
L’ultima fase, chiamata sifilide terziaria (o sintomatica tardiva), è caratterizzata da manifestazioni cutanee e/o viscerali, per lo più nervose o cardiovascolari, generalmente circoscritte, ma abbastanza lesive, che possono colpire anche l'apparato scheletrico, l’apparato digerente, la lingua e l'orecchio, arrivando anche a provocare, nei casi più gravi, la morte. I sintomi di questo stadio possono comprendere problemi mentali, perdita di memoria, problemi di vista, impotenza, scarso controllo della vescica, difficoltà di deambulazione, perdita di equilibrio, perdita di sensibilità (in modo particolare alle gambe).

 

Cura
Gli schemi terapeutici per curare la sifilide cambiano in rapporto alla durata della malattia. Alla fine del trattamento tutti i pazienti devono sottoporsi a controlli periodici per almeno un anno. Oltre a seguire la cura prescritta, il paziente deve astenersi dall’avere rapporti sessuali fino alla completa guarigione delle lesioni originate dall’infezione.

Si guarisce dalla sifilide? Una volta curata, la malattia non è recidiva, ma è possibile un successivo contagio.

Rimedi medici
Le cure per l’infezione da sifilide, negli stadi iniziali, vengono effettuate con antibiotici (rimedi medici). Il monitoraggio della concentrazione di  anticorpi anti treponema viene utilizzato per controllare l'andamento della malattia e verificare se le terapie risultano efficaci. I rimedi medicali sifilide dipendono dalla gravità della patologia.

Farmaci
I  farmaci per la sifilide sono differenti in base allo stadio della malattia: per una guarigione più rapida, è importante intraprendere il prima possibile la cura farmacologica. Inoltre, è consigliabile che anche il/la partner sessuale segua un trattamento farmacologico. Nello specifico, la terapia si avvale di:

  • penicillina G o benzilpenicillina, farmaco d'elezione per la cura della sifilide;
  • procaina, utile per il trattamento della sifilide primaria, latente, secondaria e congenita;
  • doxiciclina;
  • eritromicina,  indicata per il trattamento della sifilide primaria (si tratta si un antibiotico appartenente alla classe dei macrolidi) e usata come alternativa alla doxiciclina;
  • ceftriaxone, indicato per la sifilide primaria;
  • tetraciclina, con dosaggio variabile in base alla fase della malattia (utilizzata quando la penicillina non può essere assunta dal paziente per ipersensibilità o allergia al farmaco).

Rimedi naturali
Per quanto riguarda i rimedi naturali, tra le piante che, a vario titolo, possono aiutare in caso di sifilide, vi  sono la salsa parilla, la suma, la bardana, il gotu kola, l’iperico, e la romice. L’unghia di gatto, inoltre, stimola la funzionalità del sistema immunitario e possiede proprietà antivirali e antibatteriche, così come l’echinacea, origano ed estratto di semi d'uva. Un aiuto nell’ambito dei rimedi naturali per la sifilide può venire anche da omeopatia, agopuntura e fiori di Bach. In ogni caso, va evidenziato che le cure naturali non possono sostituirsi alla terapia antibiotica, data la potenziale pericolosità dell’infezione.

L’alimentazione dovrebbe prevedere una dieta equilibrata, ricca di alimenti integrali e priva di cibi grassi, salati e additivi chimici (che possono facilitare il diffondersi della malattia). Da evitare alcol, zucchero raffinato  e caffeina.

 

Specialisti
Ma chi cura la sifilide? Per curare la malattia è possibile rivolgersi ai seguenti specialisti: ginecologo, andrologo, venereologo, dermatologo, infettivologo e microbiologo. Lo specialista prescriverà la terapia più adeguata in relazione alle varie situazioni.

Nel settore dei rimedi alternativi, può essere d’aiuto l’omeopata.  

 

Prevenzione
In assenza di un vaccino contro la sifilide, è indispensabile attuare adeguate misure di prevenzione. La possibilità di contrarre la sifilide diminuisce notevolmente se si evitano i comportamenti sessuali rischiosi. Pertanto, è opportuno:

  • utilizzare il preservativo durante i rapporti sessuali;
  • in caso di contagio (anche se solo sospetto) astenersi da rapporti sessuali;
  • evitare contatti di natura sessuale con soggetti a rischio;
  • mettere al corrente il partner della propria malattia, in modo da consentirgli di ricevere le necessarie cure;
  • effettuare le analisi del sangue dopo un rapporto sessuale non protetto con un soggetto sospetto;
  • avvisare le persone con cui si hanno avuto rapporti sessuali nei 3 mesi precedenti nei casi di sifilide primaria, nei 6 mesi precedenti nei casi di sifilide secondaria e nell'anno precedente nei casi di sifilide latente;
  • effettuare lo screening nel primo trimestre di gravidanza;
  • eseguire esami diagnostici nel caso in cui si abbiano rapporti sessuali frequenti con persone differenti, soprattutto in aree ad elevato rischio di contagio (sud Africa, sud-est Asiatico, sud America).

E' consigliabile evitare lo scambio di oggetti utilizzati per il piacere sessuale. Le persone sessualmente attive dovrebbero sottoporsi con regolarità al test per la ricerca della sifilide, in particolar modo le donne in gravidanza.

È necessario fare attenzione a qualsiasi sintomo visibile: la scomparsa dei sintomi, comunque, non è indice dell’assenza di malattia (che può essere anche in una fase progressiva verso la fase latente).

Un’efficace azione di educazione a comportamenti sessuali responsabili, nonché il ricorso ai servizi di diagnosi e trattamento precoci sono basilari per prevenire la trasmissione dell’infezione.

Tutti i pazienti cui è stata diagnosticata la sifilide devono sottoporsi al test per il virus HIV.

 

Pericoli
La sifilide, se non riconosciuta o non opportunamente trattata, una volta diffusa e diventata sistemica, può provocare seri danni, anche a distanza di anni dal contagio e anche permanenti, a:

  • occhi (abbassamenti della vista e disturbi importanti);
  • cuore;
  • grandi vasi sanguigni;
  • ossa;
  • sistema nervoso centrale (neurosifilide o neurolue: con sintomi come perdita del senso dell'orientamento, turbe psichiche, deficit mnemonici, demenza, depressione).

Lesione tipica della malattia è la gomma luetica, una massa infiammatoria che evolve nella necrosi e nella fibrosi, solitamente localizzata, ma a volte diffusa in organi e tessuti. 

La sifilide, inoltre, aumenta fino a sette volte il rischio di contrarre il virus dell’HIV durante un rapporto sessuale non protetto con un soggetto sieropositivo.

 

Lo Spettabile Dott. Francesco Cascio, Dermatologo e Venereologo, prenotabile sul nostro portale, ha risposto alla nostra richiesta di un suo commento su questa patologia con un approfondimento sulla diffusione della stessa:

La sifilide è una delle più diffuse e temute malattie a trasmissione sessuale, che molti ritenevano ormai debellata in Europa. In realtà, anche per i fenomeni migratori e la prostituzione, è una minaccia sempre più viva anche nel nostro paese.