Tampone vaginale

Tampone vaginale

1.    Cos’è
2.    Come si esegue
3.    Risultato
4.    Altre informazioni

Cos’è
Il tampone consiste nel prelevare un campione di secrezione vaginale per verificare la presenza di microrganismi responsabili di infezioni della vagina (tampone vaginale) o della cervice uterina (tampone cervicale).  Viene effettuato in presenza di sintomi come prurito, perdite anomale, dolori nei rapporti sessuali, bruciore localizzato.

Come si esegue
Il tampone è un bastoncino cotonato, di aspetto simile ad un cotton-fioc, che viene introdotto nel canale vaginale della paziente, sdraiata in posizione ginecologica. Nel caso del tampone vaginale, il bastoncino è infilato fino ad una profondità di 5 centimetri circa; successivamente, con uno sfregamento delicato, si prelevano le secrezioni vaginali e le cellule di sfaldamento provenienti dalle pareti del canale. Per il tampone cervicale è necessario invece l'ausilio dello speculum in modo da dilatare sufficientemente la vagina e raggiungere la cervice per il prelievo. Il campione è poi inviato in laboratorio per le analisi finalizzate alla ricerca dei patogeni.

Risultato
In laboratorio viene verificato il valore del pH vaginale, che normalmente è di circa 4, e che se alterato può favorire la crescita di agenti infettivi. Successivamente vengono effettuati controlli quali l’eventuale presenza di leucociti, segnale di infiammazione, la presenza del giusto numero di cellule e lattobacilli (i quali colonizzano fisiologicamente il tratto vaginale) e, in generale, l’eventuale alterazione della flora batterica locale e la presenza di Trichomonas vaginalis, un agente che causa numerose infezioni a carico di questo tratto. Infine, si procede con l’esame colturale, per evidenziare la crescita di batteri o funghi, quali lo Stafilococco, varie forme di Streptococco, la Gardnerella vaginalis e la Candida albicans per il tampone vaginale;  Neisseria gonorrheae, Chlamydia trachomatis, micoplasmi e HPV per il tampone cervicale. Il campione viene strisciato su diversi medium di coltura, ciascuno dei quali specifico per una tipologia di patogeno. Passato qualche giorno, si controlleranno quale o quali terreni hanno dato origine ad una crescita batterica. In tal modo è possibile individuare se è in atto un'infezione e, in caso affermativo, di quale tipo, in modo tale da consentire al ginecologo di formulare la corretta terapia farmacologica per la guarigione.

Altre informazioni     
Alcune indicazioni da rispettare prima di sottoporsi all’esame comprendono l’astensione di almeno 24 ore dai rapporti sessuali, la sospensione di qualsiasi terapia antibiotica o antimicotica nei sette giorni precedenti, non utilizzare ovuli e candelette vaginali, ed astenersi dall’igiene intima la mattina del prelievo.