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Terapia cognitivo comportamentale

cos’è, a cosa serve, specialisti, benefici ed ultime tendenze

Indice

1.1 Definizione

1.1.1 Principi base

1.2 Applicazioni

1.3 Procedura terapeutica

1.4 Specialisti

1.5 Benefici

1.6 Ultime tendenze

 

Definizione

La terapia cognitivo comportamentale è una psicoterapia, empiricamente validata, adottata nella pratica clinica da molti psicoterapeuti: essa vanta, infatti, rilevanti conferme scientifiche sia nel panorama nazionale che in quello internazionale. Si tratta di una terapia:

  • articolata secondo una struttura ben definita (anche se non eccessivamente rigida, per garantirne la massima efficacia);

  • direttiva (il terapeuta istruisce il cliente);

  • breve (cambiamenti importanti sono, generalmente, attesi entro i primi sei mesi);

  • rivolta al presente (è finalizzata a risolvere i problemi attuali, anche se solitamente la loro origine risale all’infanzia).

E’ indicata per il trattamento individuale, per quello di coppia e per quello di gruppo (sia per gli adulti che per i bambini e gli adolescenti).

La Terapia Cognitivo Comportamentale accosta due diverse forme di terapia:

  • la psicoterapia comportamentale che, attraverso l’apprendimento di diverse modalità di risposta, aiuta a cambiare la relazione fra le situazioni che causano difficoltà e le consuete reazioni emotive e comportamentali che il soggetto attua in tali circostanze, nonché la graduale esposizione alle situazioni che preoccupano e la capacità di fronteggiare in maniera attiva gli stati di disagio;

  • la psicoterapia cognitiva, che consente di identificare i pensieri disfunzionali ricorrenti, gli schemi di ragionamento e di interpretazione della realtà strettamente connessi con le forti e costanti emozioni problematiche vissute dal paziente, aiutando a correggerli, ad arricchirli, ad integrarli con pensieri maggiormente funzionali al proprio benessere.
    La terapia cognitiva e i vari metodi di intervento rivolti agli aspetti specificamente emotivi e comportamentali consentono, quindi, di perseguire il cambiamento dei contenuti e dei processi cognitivi problematici.     

Principi base
I principi base della terapia cognitivo comportamentale sono:

  • formulazione dei problemi in continua evoluzione e loro concettualizzazione in termini cognitivi. Partendo dai comportamenti e dal modo di pensare della persona nel presente, si risale ai fattori scatenanti e ai modelli interpretativi della realtà appresi durante l'infanzia. Vengono, altresì, individuati i pensieri automatici, le credenze intermedie e le credenze più profonde (di base), che hanno determinato l'insorgenza e il perdurare del problema;

  • solida relazione terapeutica basata su empatia, cura, calore, rispetto e competenza;

  • collaborazione e  partecipazione attiva. La terapia deve essere un lavoro di squadra: paziente e terapeuta decidono insieme su cosa lavorare;

  • orientamento all'obiettivo e focalizzazione sul problema. Gli obiettivi vengono stabiliti insieme al paziente, valutando di volta in volta cosa ostacola il loro raggiungimento;

  • prevenzione delle ricadute (al paziente viene insegnato ad essere terapeuta di se stesso);

  • terapia limitata nel tempo (anche se non tutti i soggetti fanno progressi in pochi mesi e, in alcune situazioni, sono necessari trattamenti più lunghi);

  • sedute strutturate (con una parte introduttiva, una parte intermedia in cui discutere gli argomenti all'ordine del giorno e lavorare insieme sugli homework svolti durante la settimana e una parte finale in cui si chiede un feedback al paziente) per rendere il processo di terapia più comprensibile;

  • identificazione delle cognizioni disfunzionali chiave e risposta funzionale;

  • modifica del modo di pensare, dell’umore e del comportamento attraverso una molteplicità di tecniche, scelte in base alla concettualizzazione del paziente, ai problemi riportati e agli obiettivi di ogni singola seduta.

 

Applicazioni

La terapia cognitivo comportamentale serve ad aiutare i pazienti ad individuare i pensieri ricorrenti e le credenze distorte, gli schemi disfunzionali di ragionamento e di interpretazione della realtà, le emozioni disfunzionali e i comportamenti disadattivi che provocano i sintomi,  per sostituirli con convinzioni più funzionali, apportando miglioramenti duraturi nel tempo.

La terapia è indicata per il trattamento di un’ampia gamma di disturbi psicologici: 

  • depressione;

  • depressione reattiva;

  • disturbi d’ansia;

  • ansia (ansia generalizzata, ansia sociale, ansia da prestazione, ansia nei bambini);

  • attacchi di panico;

  • fobie;

  • disturbo ossessivo compulsivo;

  • disturbi del sonno;

  • disturbi alimentari (bulimia, anoressia, obesità psicogena);

  • disturbi da dipendenza affettiva, sessuale o da dipendenza da alcool, droghe e Internet;

  • disturbi della personalità;

  • disturbo bipolare e schizofrenia (combinata alla somministrazione di specifici farmaci);

  • forme di stress post traumatico (emotivo, fisico, sessuale);

  • disfunzioni sessuali;

  • problemi di coppia.

Procedura terapeutica

La terapia cognitivo comportamentale, oltre che sui riferimenti classici del comportamentismo, si basa sul modello cognitivo, secondo il quale le emozioni e i comportamenti vengono influenzati dalla percezione degli eventi: in pratica, non è la situazione in sé a determinare ciò che le persone provano, ma il modo in cui essa viene interpretata. A monte dei disturbi vi è un modo distorto di pensare, che influenza in maniera negativa l’umore e il comportamento. Quindi, come funziona la terapia cognitivo comportamentale? La terapia aiuta i pazienti ad identificare i propri pensieri disfunzionali e a valutare quanto essi siano realistici: evidenziando le interpretazioni sbagliate e proponendo spiegazioni alternative degli eventi, si determina una diminuzione quasi immediata dei sintomi. Quindi, attraverso la valutazione realistica delle situazioni e il cambiamento del modo di pensare, si produce un miglioramento dell’umore e del comportamento. Per raggiungere, però, un risultato duraturo occorre modificare le credenze disfunzionali alla base, attraverso l’addestramento dei pazienti a queste abilità cognitive (apprendere e sviluppare nuove credenze), più realistiche e funzionali. Quindi, la terapia cognitivo comportamentale agisce su:

  • pensieri automatici (livello cognitivo superficiale), ossia sui pensieri e le immagini distorte che attraversano rapidamente e in maniera e incontrollata la mente di una persona davanti a situazioni specifiche, condizionandone negativamente l’umore;

  •  credenze intermedie (livello intermedio), cioè opinioni, regole e assunzioni disfunzionali;

  • credenze di base (livello più profondo) globali, ipergeneralizzate e rigide, apprese durante l’infanzia e l’adolescenza.

La terapia prevede l’impiego di specifiche tecniche, differenti per ogni disturbo di stampo comportamentale e cognitivo, in relazione a ciascuno dei tre livelli di pensiero.
Quanto dura la Terapia Cognitivo Comportamentale: alcuni pazienti rimangono in terapia per un periodo piuttosto breve, ossia per circa sei-otto sedute. In altre situazioni, la terapia può durare alcuni mesi o  anche più di un anno. La durata dipende dalla gravità del problema e dalla motivazione della persona a superarlo.
Le sedute durano un’ora circa e la loro frequenza è, generalmente, settimanale. Le prime sedute sono dedicate alla conoscenza dei problemi del paziente e all’elaborazione e costruzione della relazione terapeutica. La fase di anamnesi cognitivo-comportamentale viene portata avanti usando, oltre al colloquio clinico, test psicodiagnostici,  diari giornalieri per il monitoraggio delle attività del paziente, schede per esercizi in studio e per i compiti a casa, i cosiddetti homework, che danno al paziente la sensazione di essere l’artefice del cambiamento in positivo (letture che aiutano a comprendere il proprio disagio psicologico; ascolto delle  registrazioni delle sedute, scrittura per imparare a riconoscere i propri pensieri e a rispondervi in modo più efficace; costruzione di immagini mentali per affrontare situazioni in cui si teme di non poter riuscire; incremento attività e riduzione della ruminazione sui pensieri negativi; scomposizione dei problemi in piccoli passi, più gestibili; esperimenti comportamentali). La fase di anamnesi è finalizzata alla valutazione dello stato emotivo del soggetto, alla ricostruzione delle sue esperienze di vita basilari, alla definizione chiara e precisa dei problemi attuali e degli obiettivi. L’intervento terapeutico si attua in un clima di fiducia e di orientamento positivo al cambiamento, volto al raggiungimento di obiettivi utili, concreti e raggiungibili, legati ai problemi esplicitati dal paziente e coerenti con le sue aspettative. Possono seguire delle sedute di richiamo (follow-up) a tre, sei e dodici mesi dalla fine della terapia. 

 

Specialisti

La Terapia Cognitivo Comportamentale è posta in essere dai seguenti specialisti: psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista, tecnico della riabilitazione psichiatrica.

 

Benefici

I benefici della Terapia Cognitivo Comportamentale sono legati all’efficacia delle tecniche e degli esercizi utilizzati per la cura dei numerosi disturbi psicologici sopracitati: gli obiettivi concreti e pratici che essa si pone risultano quasi sempre raggiunti. Il paziente apprende comportamenti sani e adattivi, riducendo l’assunzione di comportamenti disfunzionali e patologici, apprende capacità mancanti, con notevoli benefici sia per il benessere personale che per la vita sociale. Ovviamente, il risultato dipende anche dalla motivazione del paziente e dall’impegno con cui frequenta le sedute ed esegue i compiti a casa tra una seduta e l’altra.

 

Ultime tendenze

Negli ultimi anni, nel campo della Terapia Cognitivo Comportamentale, ci sono state delle novità che hanno avuto un considerevole impatto sia sul modello teorico che sulla pratica clinica: alcuni autori, infatti, parlano di terza generazione della Terapia Cognitivo Comportamentale.

Le ultime tendenze si basano sul concetto di defusione, che consiste appunto in un non coinvolgimento nei significati creati dalla mente, si invita il paziente a “osservare i propri pensieri” in modo da capire che essi non sono una rappresentazione fedele della realtà, in tale direzione, si muovono i protocolli Mindfulness, le tecniche esperienziali, e l'esposizione alle sensazioni e alle emozioni, detta esposizione interocettiva.

 

Lo Spettabile Dott.ssa Barbara Boselli, psicologa e psicoterapeuta prenotabile sul nostro portale, ha risposto alla nostra richiesta di un suo commento su questa terapia con un approfondimento sui casi di applicazione della stessa:
“La psicoterapia cognitivo comportamentale di terza generazione negli ultimi anni sta cercando di focalizzarsi sulla dimensione emotiva del malessere psicologico, superando il razionalismo per abbracciare una prospettiva maggiormente focalizzata sulle emozioni, che risulta essere più corrispondente a come i pazienti descrivono la loro sofferenza.

L’utilizzo di tecniche immaginative della mindfulness e delle tecniche esperienziali funziona meglio in quei casi in cui la consapevolezza razionale risulta insufficiente a generare un reale miglioramento delle condizioni del paziente.”