Tumore al fegato

Tumore al fegato

I tumori hanno origine da una cellula che improvvisamente, o per fattori genetici, ambientali o per altre concause, si riproduce in modo anomalo, interrompendo ogni messaggio chimico con le sue vicine. Certo non basta una sola cellula a produrre un tumore, ma quando il delicato equilibrio viene meno e gli errori di comunicazione si accumulano, è inevitabile che cominci a svilupparsi. 

Cos'è
I tumori del fegato non danno, nell'immediato, segni evidenti. Ci si rivolge allo Specialista quando subentrano segni identificativi di scarsa funzionalità epatica, come l'ittero. Possono essere benigni o maligni. 
Nel primo gruppo rientrano gli adenomi, l'adenomatosi multipla e l'iperplasia nodulare focale, che sono sempre trattati chirurgicamente, con l'asportazione della parte malata del fegato. L'intervento serve a scongiurare la rottura dell'adenoma o dei noduli, ad evitare un'emorragia e soprattutto, che degeneri in neoplasia maligna. L'asportazione chirurgica permette alla parte sana di rigenerarsi con una remissione completa della malattia. Gli angiomi del fegato invece, non degenerano mai in tumore maligno, richiedono controlli costanti e nessun tipo di terapia particolare. 
I tumori maligni del fegato, generalmente, sono trattati chirurgicamente, con l'asportazione della parte malata dell'organo e di tutta la zona tissutale circostante. In alcuni casi particolarmente gravi di cirrosi o epatite, si rende necessario il trapianto di un organo da donatore sano.

Come si esegue
Numerose sono le tecniche di cura che si propongono al paziente,a seconda del tumore, della sua estensione e gravità quali le procedure radiologiche interventistiche, la chemioterapia, la radioterapia, la SIRT.
La radiologia interventistica esegue manovre diagnostiche e terapeutiche con un approccio di minima invasività, si pratica attraverso la cute, mediante aghi e cateteri, e non attraverso veri e propri tagli, col paziente ricoverato in day hospital.
I trattamenti di noduli neoplastici si effettuano con procedure di ablazione percutanea, con aghi per radiofrequenza o microonde, o in alternativa, con trattamenti trans arteriosi di embolizzazione o chemioembolizzazione che provocano una trombosi dei vasi venosi portali intraepatici. I tumori meno estesi e facilmente raggiungibili dall'esterno, possono essere trattati con l'alcolizzazione, eseguita sotto controllo ecografico, con sostanze mirate che bruciano le cellule tumorali.
Capitolo a parte e la nuova metodica SIRT che, attraverso un'infusione, immette direttamente nell'arteria epatica delle microsfere radioattive che si fissano alle cellule tumorali, provocandone la morte. 

Risultato
Tutti i trattamenti sono finalizzati alla remissione della malattia e a prolungare la vita del paziente di almeno cinque anni. La nuova metodica SIRT ha un vantaggio in più rispetto a tutte le altre, perché non danneggia i tessuti sani delle aree vicine al tumore, ma irradia direttamente la neoplasia e le sue metastasi, facilitando il recupero funzionale. E' comunque un trattamento in via sperimentale coordinato dal Regina Elena di Roma.

Altre informazioni
I trattamenti tradizionali sono eseguiti in tutti gli ospedali italiani, sarà lo Specialista ad indicare al paziente il giusto percorso da intraprendere. La SIRT invece, è eseguita in 8 centri, cinque dei quali si trovano a Roma, Napoli, Udine, Bologna e Massa Carrara con l'obiettivo di confermare l'efficacia del trattamento, testandolo sul maggior numero possibile di pazienti.